A Ziano si presenta il libro di Flavio Della Croce
Ha per titolo “Il padre prodigo” ed è edito dalla Berti. La copertina e le tavole interne sono opera di Franco Corradini. L’argomento trattato è dedicato all’educazione
E’ uscito il secondo libro di Flavio Della Croce “Il padre prodigo”, edito dalla casa editrice Berti. Della Croce, 54 anni, è medico, abita e lavora a Ziano Piacentino. Ha conseguito la specializzazione in adolescentologia presso l’Università Ambrosiana di Milano ed il perfezionamento nella stessa disciplina presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel 2006 ha ricevuto il premio per bontà per la solidarietà. È fondatore del Centro “Piccoli al centro” e casa di accoglienza “Casa Ulisse”. Il libro sarà presentato venerdì 30 gennaio nella sala consigliare del Comune di Ziano alle ore 21. Del perchè di questo libro lo chiediamo direttamente all’autore. – Qual è stata la motivazione a scrivere questo libro? Il tema dell’educazione e quello del padre sono strettamente collegati. Oggi è comune sentire parlare di emergenza educativa. Il Papa ha utilizzato più volte questa espressione, anche in riferimento alle tante situazioni fallimentari che coinvolgono i giovani e la loro formazione. Si avverte anche un senso di impreparazione di fronte alla sfida, come se mancassero gli strumenti per affrontarla. Il padre è l’educatore originario, l’educatore degli educatori. La sua autorevolezza pone le basi per l’autorevolezza di chi si mette nell’avventura educativa. – Questo è il suo secondo libro… Sì, e possiamo dire che “Il padre prodigo” inizia un po’ dove arriva “Animare, educare, far vivere la speranza”, uscito nel 2006. – Che cosa vuole esprimere il titolo? Il titolo è un riferimento alla parabola del “Figliol prodigo”, fatta di un’uscita di casa, di un’attesa e di un ritorno. In questo caso è però il padre che se ne è andato e forse sta meditando, umilmente, di ritornare. – Come ha preso vita il libro? In realtà le prime riflessioni e le prime pagine di questo secondo libro sono precedenti all’uscita del primo; sono di alcuni anni fa e vengono da un lavoro clinico, di ascolto della sofferenza di tanti giovani. Poi è prevalsa la necessità del fare su quella del raccontare e i tempi si sono dilatati. – Come si sviluppa? C’è una chiave di lettura? Nel libro si sovrappongono e si intrecciano piani di scrittura diversi: quello della ricerca della vocazione del padre (chi è e chi è chiamato ad essere), quello della sua appartenenza alla società attuale, quello psicologico nella visuale del figlio, quello delle esperienze narrate che tri-dimensiona l’immagine del padre. I tempi sono quelli dell’uscita, dell’attesa e del ritorno. Un ritorno atteso, come detto nel sottotitolo. – C’è poi un percorso del padre attraverso la Sacra Scrittura… Sì, è un viaggio attraverso la ricchezza e la centralità del padre: nell’Antico Testamento la parola “padre” ricorre 794 volte, nel Nuovo Testamento 367 volte. E l’approccio è dinamicamente differenziato nelle diverse epoche e nel passaggio verso la Nuova Alleanza. È una fonte importante cui attingere. – Che cosa intende per “lavoro clinico”? In tante storie di ragazzi si sperimenta un’assenza del padre e si tocca con mano il disorientamento che ne è derivato. Talora vi è invece una presenza ingombrante ed opaca: qui può prevalere la ribellione sul confronto e sul dialogo. Sono storie difficili da ricucire; in fondo un’attesa infinita del ritorno di una persona speciale. Quella persona che “ha il privilegio di portare la norma e di veicolarla con l’amore”. – All’interno del libro vediamo delle illustrazioni. Qual è il loro significato? La copertina e le tavole interne sono di Franco Corradini, che amichevolmente ha voluto collaborare. Alcune cose sono dette meglio dall’immagine che dalla parola, soprattutto se ci troviamo di fronte ad un artista come lui. Diciamo che immagini e parole si complementano e si rinforzano nell’espressione.
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