L’Onu e la questione degli omosessualiLa Chiesa riconosce che l’omosessualità vissuta non può essere un bene per l’uomo, ma altrettanto chiaramente afferma con forza che ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale, ha la stessa dignità. Il “no” del Vaticano e di altri 50 Paesi alla depenalizzazione del reato di omosessualità chiesta dall’Unione Europea all’ONU ha scatenato un pandemonio mediatico. Pensare che la Santa Sede desideri la persecuzione, la carcerazione, la tortura o addirittura la morte degli omossessuali non solo è falso, ma ridicolo. Il tutto, come è comprensibile, è stato strumentalizzato per fini fin troppo palesi: gettare discredito sulla Chiesa. La pena capitale per gli omosessuali è prevista in Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria, Somalia, Paesi nei quali vengono praticate un gran numero di atrocità: le adultere vengono lapidate, le donne sottoposte a pratiche mutilanti, gli adolescenti giustiziati per essersi innamorati di una ragazza di una casta diversa. Orrori vengono compiuti nel silenzio e nell’indifferenza dei governanti di tutto il mondo. Esiste però da sessant’anni una Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e basterebbe che tutti si attenessero a quella Carta per far sparire ogni forma di discriminazione e di crudeltà. Ora, la richiesta formulata alle Nazioni Unite dalla Presidenza di turno francese dell’Unione Europea punta di fatto a riconoscere gli omosessuali come una categoria a parte, come se non rientrasse di fatto nell’universo dell’umanità intera; già come tale, dovrebbe godere dei diritti universali. Con una dichiarazione di valore politico si chiede ai meccanismi internazionali di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove discriminazioni. La Chiesa, infatti, è consapevole che un intervento dell’Onu in tale materia aprirebbe la strada all’opinione che l’attività omosessuale è equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l’espressione sessuale dell’amore coniugale, con un’incidenza diretta sulla concezione della natura e dei diritti della famiglia. “Gli Stati che non riconoscono l’unione tra le persone dello stesso sesso come un matrimonio, verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”, ha affermato mons. Celestino Migliore, Osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite. Già in un documento del 1986 l’allora card. Ratzinger deplorava il fatto che “le persone omosessuali siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando [...] l’attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”. Cristiana Maganuco |



