Venerdì 10 Settembre 2010
 

Giovani giornalisti crescono, tra precariato e penuria di maestri

La piacentina Carla Chiappini eletta vicepresidente dell’Ordine regionale dei giornalisti. La priorità: formazione


E’ tempo di crisi anche per le buone notizie? A leggere i giornali e guardare il tg parrebbe di sì. Ma non perché il materiale manca. A mancare è piuttosto il tempo di lavorarci sopra, la voglia di investire in professionalità.
C’è una sorta di cortocircuito nel mondo dell’informazione italiana. Da un lato, un forte malcontento dei giovani che si affacciano al mestiere. Dall’altro, la trascuratezza di una formazione “sul campo”, curata dalle vecchie leve. Così, a rimetterci, rischia di essere prima di tutto la qualità. Ne è convinta Carla Chiappini, neo vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna. Da sei anni impegnata a Bologna - prima come revisore dei conti, poi come consigliera - la responsabile dell’Ufficio Stampa di Svep, il Centro Servizi per il volontariato di Piacenza, e direttrice del periodico della casa circondariale delle Novate “Sosta Forzata”, si prepara ad un triennio impegnativo. Segnato, come in tanti altri settori professionali, da un precariato a lunghissima scadenza. E dall’urgenza di dare risposte sul piano della formazione.
“Lo scontento dei giovani che si avvicinano alla professione ha caratterizzato l’ultima tornata elettorale dell’Ordine  - fa notare la Chiappini -. Si tratta di una voce di cui occorre tener conto”. Due i punti contestati. Primo, “una retribuzione quasi mai adeguata all’impegno”. Secondo, “un precariato che si prolunga negli anni”.

C’ERA UNA VOLTA LA GAVETTA. La tradizionale gavetta, in altre parole, si è allungata all’inverosimile. E - cosa altrettanto grave - si è svuotata di significato. La redazione non sempre diventa palestra di giornalismo. “Purtroppo non ci sono quasi più giornalisti ‘anziani’ che insegnano ai giovani il mestiere”, osserva la Chiappini, ricordando i suoi esordi giornalistici negli anni ‘90, prima a “TeleMolise”, poi al quotidiano “Nuovo Oggi Molise”, sotto la guida di un ex redattore de Il Tempo di Roma. “Ci leggeva i servizi e ci valutava. Quindi eravamo più attenti, spronati a far meglio.  Ora invece quel che uno scrive va in pagina così com’è, non è stimolato a migliorarsi. Ma il disinteresse - avverte la vicepresidente dei giornalisti dell’Emilia Romagna - rischia di generare sciatteria professionale, le notizie finiscono col perdere di valore”.
L’impressione è che sia un pericolo non limitato al mondo del giornalismo. “Siamo di fronte ad un mondo adulto incapace di insegnare - riflette la Chiappini -. Si è persa la passione di tramandare le competenze”.
Ti correggo, ti pongo dei dubbi, ti insegno: espressioni finite nel dimenticatoio, complice anche la compressione dei tempi di lavoro, il bisogno di confezionare il proprio prodotto sempre prima e senza perdere il passo con la concorrenza. Carta stampata, tv, Internet: tutto corre veloce e manca la possibilità di sostare sulla notizia. Così si crea anche in questo campo una sorta di discriminazione. Restano escluse quelle notizie che, pur potenzialmente interessanti, richiedono più tempo, più cura da parte del giornalista. “E se sei pagato troppo poco - fa notare la Chiappini - non puoi permetterti di investire energie per un lavoro del genere. Ci sono le persone che, spinte dalla passione per il mestiere, lo fanno al di là del compenso. Ma non può trattarsi di una situazione che si protrae per anni”.

LA FORMAZIONE: ANTIDOTO ALLA SCIATTERIA PROFESSIONALE.
Un antidoto alla “sciatteria professionale” - e una delle priorità che il Consiglio dei giornalisti dell’Emilia Romagna si è posta - è quella di rilanciare una riflessione seria sulla deontologia. “C’è bisogno di tenere pulite le lenti - usa quest’immagine Carla Chiappini - per poter leggere la complessità del nostro mondo e mantenere alta l’attenzione verso la tutela dei più deboli”. Le buone pratiche ci sono ancora. “Ho apprezzato alcuni articoli apparsi sui quotidiani locali rispetto a un episodio di pedofilia in cui il minore è veramente stato tutelato, evitando ogni riferimento che potesse condurre alla sua identificazione. Ho presente altri casi in cui questo aspetto è stato trascurato. Non dimentichiamo mai che esiste una  deontologia che viene prima delle Carte e della notizia: è il rispetto per la persona”.
“«Qui è grasso che cola», mi ha detto una volta un collega di fronte a una notizia sociale - racconta la Chiappini -. È vero: sono così tante le emozioni che sa suscitare, che si scrive da sola”. Qual è allora l’ingrediente professionale che va aggiunto nel trattare questo tipo di notizie? “La completezza dell’informazione - risponde la Chiappini -. Non dare solo la storia, ma approfondire l’incidenza sociale del fenomeno, allargare la conoscenza delle fonti. Oltre alla scossa emotiva, bisogna suscitare un contatto intellettuale con i lettori o i telespettatori. Non riduciamoci all’«adesso ti faccio piangere». Puntiamo all’«adesso ti faccio capire»”.
Barbara Sartori