PASTORALE FAMILIARE/1 - I cammini per le coppie in parrocchia: nodi e prospettive
“Servono Gruppi Famiglia composti da giovani coppie”
Il responsabile diocesano don Francesco Cattadori: siamo una delle prime diocesi ad aver avviato la proposta per le famiglie, ma oggi viviamo un momento di difficoltà
Il primo documento della Cei che si occupa esclusivamente di pastorale familiare è datato 1969: “Matrimonio e famiglia oggi in Italia”. Siamo all’inizio di un’epoca che porterà a grossi sconvolgimenti nella vita sociale italiana e di cui ancora oggi viviamo le conseguenze che non accennano a fermarsi. Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti, e la famiglia, da oggetto di “avanguardia pastorale”, è ora un malato intorno al quale si alternano molti medici, che studiano rimedi, somministrano medicine, azzardano prognosi, e talvolta viene addirittura lasciato a se stesso. Ma gli strumenti per arginare la disgregazione della famiglia, nocciolo della società, sono sempre stati ricercati dalla Chiesa. Sta ai pastori, ai sacerdoti e agli operatori pastorali cercare di metterli in pratica, mediante una pastorale attenta alla formazione di coppie e attraverso una catechesi ben indirizzata. Uno dei frutti più importanti offerti dal magistero della Chiesa sulla pastorale familiare - la loro origine risale ai primi decenni del secolo scorso - è per esempio la costituzione dei Gruppo Famiglia. Così ne sintetizza la “mission” il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi, presidente della Commissione episcopale per la Famiglia e la vita della Cei, oltre che responsabile del settore per la regione ecclesiastica Emilia Romagna. I Gruppi Famiglia - scrive - “si segnalano per una finalità formativa: la riscoperta e valorizzazione del sacramento del matrimonio; sollecitano al confronto tra la Parola di Dio e il vissuto coniugale e familiare; ricercano il dialogo e la solidarietà tra le coppie; sostengono la presa di coscienza e la realizzazione nelle forme proprie del ministero coniugale. Offrono in tal modo un originale contributo alla missione della Chiesa, si aprono alla vita parrocchiale e promuovono un’attiva presenza nella società civile”.
Le caratteristiche Quali dovrebbero essere i punti in comune dei vari Gruppi Famiglia parrocchiali? Ne proponiamo alcuni: - I gruppi sono composti da sei-sette coppie; - Gli incontri si svolgono preferibilmente nelle case. Ciascuna coppia a rotazione ospita il gruppo in casa propria per educarsi all’accoglienza dell’altro; - La coppia responsabile del gruppo mantiene le relazioni, i contatti tra le persone, ma non deve occuparsi della preparazione di ogni incontro, che è a carico delle coppie ospitanti. Il gruppo è dunque alla pari, non vi è una coppia al di sopra delle altre; - È consigliata la presenza del sacerdote, come di seminaristi o religiosi, perché si stabilisce un confronto tra vocazioni; positiva anche la presenza di fidanzati, vedovi o separati; - Il sacerdote ha il compito di guidare il gruppo nella scelta degli argomenti e nella conduzione dell’incontro, ma non deve avere una posizione “dominante” sulle coppie; - Gli incontri, che avvengono in genere una volta al mese, si aprono e si chiudono con la preghiera, recitata alla presenza dei bambini, la cui presenza è incoraggiata; - Al termine degli incontri, soprattutto nei primi tempi, è importante trascorrere momenti di convivialità, per conoscersi meglio, stringere amicizia, aumentare la confidenza.
Esperienze in città Nonostante la pastorale familiare stia vivendo in diocesi un periodo di difficoltà, esperienze parrocchiali di Gruppi Famiglia non mancano, sia di lungo corso che di recente costituzione. Proponiamo qui alcune esperienze attive in città, precisando che non si tratta di un elenco esaustivo, ma solo di un limitato campione.
Corpus Domini. “Da qualche anno - spiega il parroco don Pier Giovanni Cacchioli - si riunisce ogni 15 giorni la domenica pomeriggio un gruppo di una quindicina di giovani coppie con bambini. Gli argomenti affrontati sono legati in genere ai percorsi indicati dall’Azione Cattolica, per esempio sull’affettività e sulla relazione dei coniugi”.
Nostra Signora di Lourdes. “Sono presenti due Gruppi Famiglia - racconta il parroco don Serafino Coppellotti -. Il primo comprende i genitori dei ragazzi che abitualmente frequentano l’oratorio e in cui già vi prestano servizio per feste e celebrazioni. Le circa venti coppie che ne fanno parte si incontrano con una frequenza mensile. Così come il secondo gruppo, che coinvolge invece quelle coppie che non svolgono servizi in chiesa ed è più centrato sulla riflessione e sull’aiuto reciproco. Alcune coppie fanno parte dell’équipe per il corso di fidanzati. Il sacerdote è presente come coordinatore e come riferimento, senza nulla togliere all’autonomia del gruppo”.
San Lazzaro. Cinque-sei le coppie giovani con bambini piccoli che frequentano il Gruppo Famiglia parrocchiale a cadenza mensile. “Nel corso degli anni - afferma Pinuccia Bruschi, che partecipa con il marito Roberto - non sono mancate occasioni per svolgere alcuni ritiri di più giorni che hanno dato modo di crescere. Particolare attenzione è stata rivolta alla qualità della relazione all’interno della coppia”.
Santi Angeli Custodi. “Il Gruppo Famiglia è nato sei anni fa su un preciso invito del parroco, don Pietro Cesena, alla comunità durante la messa - ci spiega Nicola Sabba, un partecipante -. Dalle iniziali decine, ora sono circa venti le famiglie che si riuniscono una volta al mese in parrocchia. Dopo qualche anno dalla formazione, il gruppo ha sentito la necessità di dar vita ad un ulteriore gruppo mensile infrasettimanale dedicato a penitenziali, scrutatio o a piccoli seminari. Fare parte del Gruppo Famiglie è diventato una parte essenziale della nostra vita, ci ha permesso di fare amicizia con altre persone che condividono un cammino di fede, ci ha regalato una comunità cristiana con cui crescere all’interno della Chiesa”.
Unità Pastorale 1 (Duomo, Sant’Antonino, San Paolo, Sant’Anna, San Savino). “Il gruppo - racconta uno dei partecipanti, Andrea Milani - è nato alcuni anni fa grazie all’iniziativa del parroco di S. Anna don Luigi Fornari, che ha intercettato un nostro bisogno e ha dato vita al gruppo. Oggi a guidarci è don Giuseppe Basini. Sono coinvolte circa dieci famiglie con un età che va dai 35 ai 50 anni. Ci incontriamo una volta al mese in parrocchia; gli argomenti spaziano da quelli più inerenti alla famiglia a quelli più legati all’attività pastorale”.
Anna Valentini (1- continua)
Lo studio della pastorale familiare in seminario? La famiglia è crocevia della pastorale diocesana
“La Chiesa piacentina fu una delle prime diocesi a partire nel lavoro della pastorale familiare, grazie all’importante impulso del vescovo Manfredini che su questo terreno fu davvero profetico. Da qualche anno però come diocesi segniamo un po’ il passo, mentre altre, partite in ritardo rispetto a noi, hanno iniziato a camminare più speditamente”. Don Francesco Cattadori, responsabile dell’Ufficio Famiglia, è realista nel mostrare la situazione della pastorale familiare piacentina, non bleffa, non dipinge scenari rosei: “Mi sembra che manchi fiducia nel lavoro della pastorale familiare, le coppie spesso vengono “utilizzate” per svolgere servizi, non per fare loro intraprendere un cammino di fede come famiglia. Anziché essere soggetto di pastorale, spesso la coppia è oggetto”.
— Qual è la situazione dei Gruppi famiglia a Piacenza? C’è molto spontaneismo, una sorta di autogestione, ogni parrocchia è una repubblica. Certo, ci sono aspetti positivi, perché l’iniziativa di formare gruppi famiglia persiste, ma il lavoro è lasciato alla buona volontà di qualcuno. Inoltre bisognerebbe che fossero fissati alcuni criteri validi per tutti i gruppi, per avere più uniformità.
— La Chiesa ha iniziato a occuparsi di famiglia e a scrivere documenti sulla pastorale familiare alla fine degli anni ‘60. Perché si fatica ancora a intraprendere questa strada? Teniamo conto della difficoltà che si incontra lavorando in una società che rema contro, molto differente dai pur rivoluzionari anni ’60 e ’70, una società attuale che propone altri modelli di famiglia, come la convivenza, e in cui non esistono più i fidanzati, ormai autentiche reliquie. Un esempio concreto: una volta avere in casa una situazione di separazione o addirittura di divorzio portava a molta sofferenza, soprattutto per i genitori di chi si separava; oggi queste situazioni vengono accettate come la normalità; anzi, si ritiene che la Chiesa sia su posizioni retrograde. Lavorare contro questa mentalità, ormai diffusa capillarmente, è molto dura.
— Non le sembra che ci sia in generale molta più attenzione rivolta ai giovani che alle famiglie? È vero, ma se per il mondo giovanile è più facile trovare agganci, intorno alla famiglia, come dicevo, ci sono maggiori resistenze culturali e sociali. I vescovi, però, già negli anni ’70 sostenevano che la pastorale familiare è crocevia di tutta la pastorale diocesana. A questo riguardo ricordo che abbiamo iniziato a lavorare insieme con l’ufficio catechistico.
— Su cosa si dovrebbe puntare in modo particolare? Soprattutto sulle coppie giovani che generalmente tendono a chiudersi, perché ritengono di bastare a se stesse, per poi riaprirsi quando iniziano ad aver bisogno di un confronto, specie per l’educazione dei figli. Per puntare sulle giovani coppie però, bisognerebbe iniziare dai corsi per fidanzati ed anche su questo c’è un grande lavoro da impostare, perché proseguano anche dopo il matrimonio, come si sta facendo per esempio a Carpi. E non dimentichiamo la pastorale per i separati e divorziati…
— La formazione è un altro punto dolente... Sì, perché a guidare le giovani coppie dovrebbero essere altre coppie, ma chi forma queste?
— Una possibile soluzione? Inserire la pastorale familiare tra le materie di studio del seminario.
— Da cosa si dovrebbe partire allora? Come detto dalla formazione di gruppi famiglia di coppie giovani perché compiano un cammino di fede, ma soprattutto bisogna partire dall’ABC, oserei dire dall’esistenza di Dio. I Vescovi ci dicono che bisogna acquistare uno spirito missionario ed è quello che dobbiamo fare proprio riguardo alle famiglie, perché non è il Sacramento del Matrimonio ad abbandonare le coppie, ma le coppie ad abbandonare il sacramento.
A.V.
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