Domenica 05 Settembre 2010
 

Vivere, non vivacchiare

Le parole del cardinal Bagnasco
“La Chiesa non porta avanti se stessa, ma serve l’uomo con la simpatia di Dio”. Così il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha parlato della missione della Chiesa, aprendo la 61ª assemblea generale della Cei, che si chiude il 28 maggio.
La “felicità piena” della Chiesa, che viene da Cristo, “non viene meno anche a fronte dei nostri tradimenti”, ha detto il cardinale, secondo il quale la missione della Chiesa consiste nel “dire all’uomo contemporaneo, talora frastornato e triste, che nessuno è orfano”. Sono diversi i problemi passati in rassegna nel suo intervento dal Presidente dei Vescovi italiani.

Il dramma della pedofilia. La Chiesa italiana – ha assicurato il cardinale – ha affrontato e affronta la questione della pedofilia attraverso l’“inderogabile compito di fare giustizia nella verità, consapevoli che anche un solo caso in questo ambito è sempre troppo, specie se il responsabile è un sacerdote”. “L’opinione pubblica come le famiglie – è il messaggio centrale del card. Bagnasco – devono sapere che noi, Chiesa, faremo di tutto per meritare sempre, e sempre di più, la fiducia che generalmente ci viene accordata anche da genitori non credenti o non frequentanti. Non risparmieremo attenzione, verifiche, provvedimenti; non sorvoleremo su segnali o dubbi; non rinunceremo a interpretare, con ogni premura e ogni scrupolo necessari, la nostra funzione educativa”.

Vivere, non vivacchiare. Oggi serve “una generazione di adulti che non fuggano dalle proprie responsabilità perché disposti a mettersi in gioco, a onorare le scelte qualificanti e definitive, a cogliere la differenza abissale tra il vivere e il vivacchiare”.
Soffermandosi sul tema principale dell’assemblea dei vescovi – gli Orientamenti pastorali 2011-2020, incentrati sulla dimensione educativa – il cardinale ha affermato che il compito degli adulti consiste nel “superare incertezze e reticenze, per recuperare una nozione adeguata di educazione che si avvicini alla “paideia”, cioè ad un processo formativo articolato ma mai evasivo rispetto alla verità dell’essere, ad una capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ad una concreta disciplina dei sentimenti e delle emozioni”.

L’unità d’Italia è una conquista. “L’unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabili: ogni auspicabile riforma condivisa, a partire da quella federalista, per essere un approdo giovevole, dovrà storicizzare il vincolo unitario e coerentemente farlo evolvere per il meglio di tutti”.
È la posizione dei vescovi italiani sull’imminente 150° anniversario dell’Unità d’Italia. È “l’interiore unità” e la “consistenza spirituale del Paese” ciò che preme ai vescovi, che si dicono certi che i credenti in Cristo continueranno a sentirsi, oggi come ieri, oggi come nel 1945 all’uscita dalla guerra, oggi come nel 1980, nella fase più acuta del terrorismo, tra i “soci fondatori di questo Paese”.
Di qui l’auspicio che i 150 anni dall’unità d’Italia “si trasformino in una felice occasione per un nuovo innamoramento dell’essere italiani, in una Europa saggiamente unita e in un mondo equilibratamente globale”.

Rettificare la sentenza sul Crocifisso. Una sentenza discussa, accolta con lo stupore dell’incredulità, in quanto frutto di un “malinteso senso della laicità”: così il card. Bagnasco ha definito la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo sull’esposizione del Crocifisso nelle scuole italiane.
Di qui l’auspicio di una rettifica nel ricorso in programma a giugno. E questo “in forza anche delle ragioni che in modo autorevole e competente sono state espresse in diverse sedi, essendosi trattato di un pronunciamento che non solo contraddice la giurisprudenza consolidata della stessa Corte, ma trascura del tutto – fino a negarle – le radici iscritte nelle costituzioni, nelle leggi fondamentali sulla libertà religiosa e nei concordati della stragrande maggioranza dei Paesi membri”.

No al “suicidio demografico”. Per il card. Bagnasco, “l’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico”.
I preoccupanti  scenari attuali, e le previsioni non incoraggianti sul piano  sociale e culturale manifestano l’urgenza di “una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale”.
Di qui l’appello della Cei ai responsabili della cosa pubblica “affinché pongano in essere iniziative urgenti e incisive”: “Proprio perché perdura una condizione di pesante difficoltà economica, bisogna tentare di uscirne attraverso parametri sociali nuovi e coerenti con le analisi fatte”, a partire dal quoziente familiare.

Riforme sul lavoro.
“Il protrarsi della crisi economica mondiale si sta rivelando sorprendentemente tenace”, e “i provvedimenti ultimamente adottati in sede comunitaria hanno, da un lato, arrestato lo scivolamento verso il peggio, dall’altro, però stanno imponendo nuove ristrettezze a tutti i cittadini”. Dinanzi a questo scenario, la Cei – tramite il card. Bagnasco – lancia un appello ai responsabili di ogni parte politica a “voler fare un passo in avanti, puntando ad un responsabile coinvolgimento di tutti” e a “procedere, senza ulteriori indugi, a riforme che producano crescita”.
Vittorio Stesuri