Venerdì 10 Settembre 2010
 

L’educazione sessuale? La fanno internet e la tv

La Società italiana di ginecologia arruola i vip per promuovere pillola e preservativo. Ma la vera prevenzione si fa educando. Corsi “mamma e figlia”, dalla Svizzera a Piacenza


I ginecologi italiani lanciano l’allarme: i nostri adolescenti sono i più ignoranti in Europa in materia di conoscenza del corpo e dei ritmi della fertilità. Ciò nonostante, vivono con disinvoltura la propria sessualità, sollecitati anche dai messaggi dei media.
Un sondaggio condotto dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) su un campione di 600 teenager milanesi rileva che una su sei ha il suo primo rapporto sessuale a 14 anni, con un partner che d’abitudine non dura oltre la fine dell’anno scolastico. Da un’altra ricerca risulta invece che le principali fonti di informazione sul sesso per il 10% dei 300mila adolescenti intervistati sono tv ed internet.
Parte da questa constatazione la nuova iniziativa della Sigo: arruolare i personaggi del piccolo schermo, perché collaborino all’educazione sessuale dei telespettatori più giovani.  “La conoscenza della salute riproduttiva è scarsa e i ragazzi non sempre possiedono gli strumenti per decidere quando avere il primo rapporto e soprattutto quali conseguenze e valori sono collegati alle esperienze sessuali - commenta il presidente dei ginecologi italiani Giorgio Vittori - . Il risultato? Aumento drammatico delle malattie sessualmente trasmissibili (clamidia, sifilide, gonorrea e Aids), tassi di interruzione volontaria di gravidanza inaccettabili e diecimila nascite ogni anno tra le teenager”.
L’urgenza è reale. La soluzione proposta dalla Sigo, però, si limita alla solita ricetta pronta per l’uso: contraccezione, contraccezione, contraccezione. Il messaggio  che passa ai ragazzi è: “visto che tanto lo fate, fatelo sicuro”. Siamo fermi alla riduzione del danno.

La “guida” per gli insegnanti
Un esempio. Nella “guida” per insegnanti del progetto di educazione sessuale che la Sigo da cinque anni propone alle scuole - dal titolo “Scegli tu” - si parla dei cinque messaggi chiave che un insegnante è invitato a trasmettere ai suoi studenti: “1 usa il doppio olandese (pillola + preservativo); 2 no al coito interrotto; 3 i metodi naturali hanno scarsa efficacia protettiva;  4 no alla pillola del giorno dopo usata come routine; 5 attenzione anche nel petting”. 
Ogni punto viene poi approfondito, mescolando informazioni reali con giudizi opinabili. Vedi il punto sulla pillola del giorno dopo, in cui velatamente si polemizza con medici e farmacisti obiettori: “anche se una ragazza si attiva in tempo - si legge - non è detto che riesca a reperire la pillola in tempo utile”. Quanto ai metodi naturali, basandosi - citiamo - su  “un attento ascolto del proprio corpo” e una “profonda conoscenza delle sue dinamiche”, vengono liquidati come inadatti per un’adolescente  “che non ha ancora mestruazioni regolari e che spesso non vuole negarsi la gioia di un rapporto perché è un «giorno no». Senza contare che il partner potrebbe non essere d’accordo”. Una doppia contraddizione. Prima ci si lamenta che i giovani sono ignoranti sui meccanismi riproduttivi, poi li si ritiene incapaci di arrivare a un ascolto e a una conoscenza approfonditi del proprio corpo. Prima si fanno le battaglie sulla libertà di scelta della donna, poi si insinua nelle ragazzine il dubbio che al partner non si può dire di “no”.
La “guida” per insegnanti, per contro, dà grande risalto ai contraccettivi ormonali, “migliori di tutti gli altri metodi reversibili” - citiamo - e in grado di “garantire effetti positivi dal punto di vista estetico ( pelle, ritenzione idrica, ecc)”. Poco importa che la campagna della Sigo sia realizzata col contributo della casa farmaceutica che - guarda caso - produce una marca di pillola anticoncezionale presentata anche come rimedio all’acne e al trattamento dei disturbi premestruali.

Nord Europa come esempio?
Nel medesimo opuscolo, si presenta come “esempio” da seguire la strategia del Ministero della salute olandese: il binomio profilattico-pillola.
In Danimarca - l’aneddoto è stato raccontato da un parrocchiano al piacentino don Fabrizio Milazzo, parroco a Copenaghen - in una scuola elementare si sono tolte le porte dei bagni per favorire la conoscenza del corpo maschile e femminile e nel programma di educazione sessuale dell’Istituto i genitori sono invitati a collaborare chiamando i bambini a guardarli mentre fanno l’amore.
In Gran Bretagna, dove la percentuale di gravidanze tra minorenni è altissima, si è arrivati al progetto-pilota della contea dell’Oxfordshire grazie al quale le bambine già a 11 anni possono richiedere la pillola del giorno dopo alla scuola che frequentano con un sms, con la garanzia che i genitori non ne saranno informati.
L’Italia, per ora, è ferma al caso del liceo “Keplero” di Roma, in cui sono stati installati - con il benestare della Provincia, del preside e del collegio docenti - sei distributori automatici di preservativi (tre pezzi a 2 euro).
È questa la prevenzione che desideriamo per i nostri figli? 

Il ciclo spiegato a mia figlia
Il desiderio di amare ed essere amato non può essere ridotto alla sola genitalità. Le esperienze controcorrente - più difficili perché puntano sulla relazione, anziché sulle mere “istruzioni per l’uso” - ci sono. Una proposta davvero innovativa per le mamme con figlie tra gli 11 e i 13 anni è “Il corpo racconta”, un’occasione per gettare  ponti di dialogo in vista della burrascosa adolescenza.
L’idea del corso “mamma-figlia” nasce nel Canton Ticino nel 2004 dalla creatività di un’insegnante del Metodo Billings, Fabia Ferrari Agustoni. L’imput le è arrivato da un’amica ginecologa, Linda Leidi dell’associzione “Medicina educativa”, con cui Fabia collabora in progetti di educazione sessuale a scuola (in Svizzera è prevista nei programmi di 3ª Media). Ma il programma del laboratorio “Il corpo racconta” - 2 incontri pomeridiani di tre ore, con pausa merenda - è stato studiato da Fabia pensando a sua figlia, che allora aveva 10 anni, e alle sue esigenze di mamma, che mai - spiega - avrebbe voluto delegare ad altri l’introduzione ad un tema così importante come la scoperta della propria sessualità.
Con l’ausilio di oggetti concreti - dal nido per simboleggiare le ovaie ai petali di rosa per simulare le mestruazioni - Fabia illustra com’è fatto il corpo femminile, mettendo le mamme nelle condizioni di affrontare con le figlie un argomento a cui spesso si sentono impreparate loro stesse.

L’obiettivo: favorire il dialogo
Il corso “mamma-figlia”, in piccoli gruppi, sta coinvolgendo persone di ogni estrazione sociale e - fa notare Fabia - non necessariamente legate alla Chiesa. Ci sono anche mamme divorziate  che vivono questa loro condizione come un ostacolo a proporsi come educatrici nel campo dei sentimenti. “Tutte hanno il desiderio per le loro figlie di un amore che sia per sempre - evidenzia Fabia -. Il corso le aiuta a parlarne più serenamente”.
Perché il tema va affrontato, che piaccia o no. Il cambiamento che trasforma la bambina in donna prima o poi avviene, “senza che nessuno - fa notare Fabia - chieda permesso”. Si tratta di un processo bello e naturale, ma che dà inizio a un viaggio: alla trasformazione fisica si accompagna una trasformazione interiore, che va capita, ascoltata. Il corso vuol fornire alcuni strumenti perchè questo viaggio non sia una navigazione “a vista”, ma abbia una direzione. Si tratta allora di dare informazioni scientifiche e lezioni di anatomia, ma anche di aprire quel libro della “storia d’amore” che ci ha portati alla vita e di cui siamo custodi, di riflettere sulla bellezza come espressione del sè (antidoto ai disturbi alimentari che colpiscono sempre più giovanissime), di affrontare il tema delle relazioni, l’importanza di non svendere i propri sentimenti.
Descrivere a parole la ricchezza di simboli che Fabia ha saputo scovare per illustrare il processo della vita che si cela nei ritmi della fertilità femminile è impossibile. Un fine gioco di metafore, portato avanti con rispetto e non senza previa approvazione delle mamme. “Di solito all’inizio sono un po’ tese - spiega Fabia -, ma si creano dei momenti molto belli. Ricordo una mamma con la sua bambina che, anziché farsi accompagnare al secondo incontro dal papà, avevano deciso di venire in treno: ‘così parliamo’. È importante che sentano questo momento come un’occasione speciale, il dedicare tempo l’una all’altra”.
Le bambine tornano a casa col loro “quadernone” fatto di schede e riflessioni. E con una conchiglia, segno del pellegrinaggio della vita che continueranno con le loro madri.

Barbara Sartori