CoprAtlantide, dall’altare alla polvere
Per la squadra di Molinaroli una stagione dal bilancio negativo.
La stagione del CoprAtlantide si è chiusa certamente con l’amaro in bocca: la formazione che avrebbe dovuto assumere un ruolo da protagonista nelle tre competizioni principali ha invece recitato solo un ruolo di semplice comparsa. Vinta la supercoppa. Era iniziata benissimo per i biancorossi, con una formazione che manteneva lo zoccolo duro dell’anno precedente, ma con innesti interessanti come quelli di Urnaut e Oivanen, due giovani che sembravano inserirsi perfettamente nel gioco di Angelo Lorenzetti e che, per lo meno nella prima fase, hanno risposto alle aspettative. Alla prima uscita ufficiale con lo scudetto cucito sul petto si concretizzava subito una grande vittoria, la conquista della Supercoppa Italiana, arrivata dopo cinque set tiratissimi contro Macerata, una delle formazioni che godevano dei favori dei pronostici per la vittoria in campionato. Il CoprAtlantide giocava, a detta dello stesso allenatore, la pallavolo più bella della sua storia recente. Una prova di forza che stimolava tutto l’ambiente: Piacenza non era più l’eterna seconda della pallavolo italiana, ma una società vincente in grado di dire la sua su tutti i fronti. Eppure ben presto le cose sono cambiate drasticamente. Il primo campanello d’allarme è arrivato con la precoce eliminazione negli ottavi di finale di coppa Italia per mano di Treviso. Brucia ancora tantissimo nell’orgoglio di presidente e tifosi la prestazione della squadra in Champions. Era la competizione a cui si puntava maggiormente, e forse è quella dove è stato raggiunto il risultato peggiore, non riuscendo nemmeno a superare il girone di qualificazione. Niente da fare nemmeno in coppa Cev dove Cuneo in semifinale sbarrava la strada alla macchina biancorossa, costretta ad inchiodare se non a fare retromarcia. Una partita a senso unico, che non lasciava prova d’appello ed era preludio dell’eliminazione, sempre per mano di Cuneo, nei quarti dei play-off per la difesa dello scudetto. Colpe e sfortuna. Le attenuanti ci sono tutte, anche se non sarebbe giusto appellarsi solo a quelle. Gli infortuni hanno infatti tormentato tutta il percorso dei campioni d’Italia, che non hanno mai potuto schierare la formazione-tipo negli appuntamenti decisivi. Hanno pesato particolarmente le assenze di Gianluca Durante e Leo Marshall. Il libero titolare, infortunatosi al polso il 15 novembre contro Pineto, ha terminato la stagione con largo anticipo, lasciando scoperto un ruolo oscuro ma assai delicato ed importantissimo nell’economia del gioco di Lorenzetti. Lo schiacciatore cubano, quest’anno prevalentemente impiegato come opposto, invece ha terminato la sua stagione il giorno di San Valentino nella deludente trasferta a Verona a causa di problemi al gomito. Al di là di questo la compagine piacentina deve recitare il mea culpa, per non aver saputo reagire. Lorenzetti le ha provate tutte, ma proprio tutte, arrivando anche a far giocare capitan Zlatanov, finalizzatore dell’attacco, come opposto, ruolo certamente a lui non troppo congeniale, ma che lo svincolava dall’asfissiante marcatura degli avversari. Sono mancati però alcuni fattori determinanti, a cominciare dalla lucidità dalla ricezione. Pietro Rinaldi non ha saputo dare al reparto arretrato solidità e continuità. Problemi gravi anche al palleggio: Meoni ha avuto un drastico calo di rendimento nel finale di stagione e Boninfante non è riuscito a cambiare il trend negativo della regia, com’era avvenuto in altre circostanze. Le conseguenze sono state purtroppo sotto gli occhi di tutti: gioco scontato e prevedibile imperniato sul controllatissimo e malconcio capitan Zlatanov, che evidentemente non può essere assurto al ruolo di “la soluzione a tutti i problemi”. Futuro incerto. Alle delusioni cocenti si aggiunge inoltre lo spauracchio di un futuro incerto. Copra azienda, il maggior finanziatore di Copravolley, è stata infatti acquistata in parte da un gruppo anglo-francese. Bisogna quindi attendere per sapere se la nuova proprietà sarà disposta a continuare con questa politica o meno. La speranza è ovviamente di ritrovare i biancorossi, come negli ultimi sette anni, a lottare su tutti i fronti, per dare il giusto lustro e blasone alla tanto bistrattata città di Piacenza.
|