Lunedì 06 Settembre 2010
 

Il prof. Gianmaria Martini: “la millefoglie? un modello economico sorpassato”

La metafora utilizzata dal docente di economia politica alla Scuola di Sussidiarietà. Prossima lezione il 17 aprile

Siete in pasticceria. Di fronte a voi due superbe torte. La prima è una millefoglie: uno strato di vaniglia, uno di cioccolato. Ancora vaniglia, cioccolato. La seconda è una torta in cui tutti gli ingredienti sono mescolati tra loro, ma i sapori restano distinti, comunque identificabili.
Quella che sembra una fantasia stimolata da un improvviso appetito, in verità è la metafora efficace del vecchio e del nuovo modello economico della società italiana, oggetto della seconda lezione della Scuola di Sussidiarietà promossa dall’Amministrazione provinciale. Relatore, il professor Gianmaria Martini, docente di Economia politica presso l’Università degli Studi di Bergamo, che ha intrattenuto una incuriosita platea sul tema “Sussidiarietà, economia e territorio”.
Torniamo alla metafora culinaria, il cui autore non è un pasticciere con la sensibilità di un economista, ma di Lester Salamon, uno dei maggiori esperti del terzo settore al mondo.

Non più barriere tra Stato, profit e no profit. La millefoglie rappresenta una società in cui i vari settori - il pubblico, il profit ed il no profit - sono divisi da barriere incomunicabili tra loro. “Ciascuno si occupa di un campo differente: la Pubblica amministrazione da sempre ha infatti servito gli interessi pubblici, il profit quelli privati e il no profit fa, secondo la mentalità comune, la carità - ha spiegato il prof. Martini -. I tre attori da sempre sono stati concepiti in un rapporto di conflittualità reciproca, depositari e tutori di interessi spesso confliggenti tra loro. La conseguenza è l’adozione da parte dello Stato di norme coercitive, che tendono cioè a tenere ai margini il profit ed il no profit”.
Non a caso, mister Salamon è colui che ha coniato il modello della “new governance”, ovvero del modello che promuove la partnership e va verso la collaborazione tra i tre attori (i nostri vaniglia e cioccolato).
Tutti, al contrario di quanto si è pensato da sempre, hanno il diritto di partecipare alla costruzione di un modello economico innovativo. Certo, alcuni miglioramenti sono necessari per far decollare questo nuovo modo di fare politica sociale, il più “esplosivo” dei quali è quello che gli economisti chiamano “accountability”, che significa che tutti i soggetti coinvolti in un processo ne sono responsabili. Detto in altri termini, significa che lo Stato è responsabile della risposta che offre ai bisogni della comunità e delle risorse che mette a disposizione per raggiungere tali obiettivi.

Una nuova responsabilità per le istituzioni. “In questi anni, le istituzioni pubbliche hanno fatto un errore. Come il padre che, iscritto il figlio all’università, dopo il primo anno va a controllare il libretto per vedere quanti esami ha superato e con quali voti, così il sistema pubblico non si è mai dato dei meccanismi di controllo dei risultati della spesa. In Italia non abbiamo una Pubblica Amministrazione in grado di dire al cittadino che paga le tasse: «Mi hai dato 100, 20 li ho messi lì e mi hanno reso 50»” - ha esemplficato il professor Martini -. Il federalismo fiscale non servirà a nulla se non ci sarà questo meccanismo. Le istituzioni devono dotarsi di strumenti che consentano di verificare i risultati delle scelte politiche”.
La prima implicazione di questo nuovo modello di responsabilità delle istituzioni è che i funzionari pubblici sono chiamati ad avere maggiori competenze. “Perché se prima dovevano solo controllare che tornassero i conti di bilancio, oggi dovranno andare a vedere se determinate scelte sono state efficaci e in che misura”.
La seconda implicazione è un nuovo concetto di trasparenza, per cui chi siede al tavolo del nuovo modello economico deve rispondere agli altri soggetti (primi fra tutti, i cittadini) e deve essere disposto a farsi valutare da quelli in un contesto competitivo. “Un altro esempio può essere utile: la valutazione dei docenti universitari deve essere favorita, perché consente alle famiglie di poter scegliere la sede accademica migliore per i propri figli. Che non sarà semplicemente quella che ha un buon nome, ma quella dove lavorano persone preparate”. Un vero cambio di prospettiva, insomma. Che ribalta il meccanismo vigente per conferire al cittadino il ruolo del protagonista, che è posto nella condizione di scegliere e di cambiare”.
Non è una strada facile da percorrere. Il modello del passato, che esclude un sistema misto, cioè anche a partecipazione di soggetti provenienti dal no profit, è duro a morire. “Recentemente ho letto un bando per l’appalto dei servizi degli asili nido di un Comune vicino a quello in cui abito. I requisiti richiesti ai partecipanti di fatto avrebbero escluso la partecipazione di soggetti nuovi. Così va a finire che la torta verrà spartita tra gli stessi attori che da sempre operano in quel territorio”.
La prossima lezione è in calendario sabato 17 aprile, dalle ore 9 presso la Sala Consiglio della Provincia di Piacenza (via Garibaldi, 50). Il prof. Luca Pesenti, docente di Programmazione del welfare locale all’Università Cattolica di Milano, parla di “Sussidiarietà e servizi alla persona”.
Cristina Ibba