Il vescovo fra gli ospiti della casa di cura San Giacomo di Pontedell’OlioIl vescovo mons. Gianni Ambrosio ha celebrato la messa di Pasqua presso l’Ospedale Privato San Giacomo di Ponte dell’Olio. La Settimana Santa è una settimana particolare. Gesù viene crocefisso da quelle stesse persone che pochi giorni prima lo avevano accolto esultanti, come un re. Certo Gesù risorgerà; muore per dare a tutti noi la speranza di una vita nuova, ma è Lui che sulla croce esclama: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato. Quante volte anche a noi è capitato di essere in difficoltà e pensare questa stessa cosa, di sentirci smarriti, soli, di non percepire più la vicinanza del Padre.Tutto questo assume colori diversi se pensiamo al contesto in cui mons. Gianni Ambrosio ha celebrato la messa pasquale. Un luogo dove il dolore è presente, totalizzante, colpisce l’uomo, nella carne, nello spirito, e negli affetti, un luogo dove parlare di speranza può essere difficile ma assolutamente possibile. L’ospedale San Giacomo, è una struttura sanitaria, un posto dove si combatte per ritornare ad essere quanto più possibile quello che si era, prima di un intervento o di un evento che in qualche modo ha sconvolto la vita della persona; ma innanzitutto è un insieme di individui che sono al servizio dell’altro che soffre. Nell’omelia, riferita al vangelo di Luca, il Vescovo si è soffermato sul fatto che, anche a noi come ai discepoli sulla via di Emmaus, nei momenti di disperazione può capitare di “andare col volto triste”, di non sentire più Dio accanto; ma la fede, la storia cristiana, anche nella sofferenza è storia di speranza e salvezza. E quando sulla nostra via si incontrano persone come quelle che muovono questa clinica sentirsi meno soli è più facile. La parola del Padre con il suo messaggio di fratellanza e carità ci è più vicina, si legge in ogni gesto nei sorrisi di chi accoglie, nelle mani, nelle parole che curano, nella disponibilità e presenza di chi lavora per far funzionare questa azienda, che un paziente ha definito: “la palestra dove fanno miracoli”. La Pasqua, come festa di speranza e di luce, usando le parole del Vescovo, è arrivata anche qui e forse in questo senso c’è per tutto l’anno. La casa di cura non conosce momenti di chiusura o giorni di festa, si lavora sempre ed in ogni momento si cerca di ridare al paziente il coraggio della speranza. La spiritualità, momenti di contatto con la fede sono importanti per chi si trova in difficoltà, per questo ogni sabato viene celebrata la messa. La visita del Vescovo è stata significativa per i pazienti, che hanno sentito, nonostante il dolore e la fatica, la vicinanza della Chiesa tutta. Al termine della celebrazione, mons. Ambrosio ha portato gli auguri di una serena Pasqua a quelle persone che non hanno potuto prenderne parte, dimostrando attenzione e sensibilità per chi vive un momento di particolare sofferenza. Accoglienza prima di tutto Il motto “competenza, accoglienza, gentilezza”, riassume gli obiettivi della struttura. Il presidente, dott. Giampiero Melani, tiene a sottolineare che per un ospedale di medicina riabilitativa, che vuole essere struttura d’eccellenza, i termini accoglienza e gentilezza sono importanti quanto la competenza. Questa è la carta vincente, gli ospiti della clinica, dice il presidente, non sono dei numeri, oltre alla professionalità del personale devono poter respirare un clima sereno, per vivere la propria degenza al meglio e sentirsi un po’ in famiglia. In tutto questo non si può negare o dimenticare la fatica, di chi vive e convive con un percorso di riabilitazione; il dolore e la sofferenza rimangono sempre tali, anche se si è circondati dai migliori medici e dalle migliori tecnologie. Certo è, che quando al primo posto c’è la persona con la sua dignità, la strada verso il recupero è un po’ meno in salita. Benedetta Scagnelli
|



