“Bestemmie in campo? Vanno educati da piccoli”La Figc ha varato una nuova norma antiblasfemi. I commenti di Andrea Di Cintio, Stefano Teragni (Coni) e Daniele MorettiZio, sì. Sempre la solita scusa. Buffon, Rocchi, Scurto: è la consonante che fa la differenza. “Ho detto zio, non Dio”. Su espressa richiesta di Gianni Petrucci, presidente del Coni, la Figc ha varato una nuova norma antibestemmie. Gli arbitri e i giudici sportivi hanno aperto ufficialmente la caccia all’espressione blasfema. Le immagini scorrono e rallentano al momento della presunta bestemmia: qui entrano in gioco esperti della fonetica e filologi che, se l’imprecazione non è stata rilevata dal direttore di gara, cercano di interpretare il labiale dell’osservato speciale.Intanto calciatori e allenatori hanno cominciato a studiare diversi escamotage per evitare la squalifica. Alcuni sono grotteschi, diciamo pure ridicoli. Tipo Buffon, portiere della Juve: “Ho uno zio un po’ porcellino…”. Tipo Rocchi, attaccante della Lazio: “Non ho mai bestemmiato in vita mia, però cito spesso mio zio”. Tipo Scurto, difensore della Triestina: “Ancora non capisco come abbiano potuto leggere Dio, mentre io dico zio”. Poi c’è anche chi, grazie al labiale, è riuscito a evitare la sanzione prevista dal regolamento. Marcolini del Chievo, per esempio, è stato scagionato “perché proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto e in Lombardia, con becero riferimento a ‘Diaz’ e non a Dio”. Per Di Carlo e Lanzafame, invece, è scattato immediatamente il provvedimento: un turno di stop. Senza appelli, senza incertezze, senza dubbi sulla consonante iniziale. Il mister del Chievo e l’attaccante del Parma sono stati incastrati dai rappresentanti della Procura presenti a bordo campo. Hanno sentito, hanno scritto, hanno riferito: bestemmia. “Non mi ricordo di averlo fatto, ma se sono colpevole è giusto che paghi”, ha detto Di Carlo. Dopo il Grande Fratello, il calcio. Se bestemmi scatta la squalifica. L’allenatore Di Cintio. “Un provvedimento che condivido pienamente. Anzi: andava fatto tempo fa”. Prima il campo, poi la panchina: Andrea Di Cintio è nel calcio da una vita. Ex centrocampista del Piacenza - con cui ha conquistato la storica promozione in serie A nel 1993 - adesso è allenatore degli Allievi Nazionali biancorossi, responsabile della scuola calcio di via Gorra e presidente dell’associazioni Tutti in campo. Il pallone, sempre, con il suo spettacolo, le sue delusioni, le sue regole, le sue norme. L’ultima è quella antibestemmia. “Bestemmiando - dice Di Cintio - manchi di rispetto a coloro che ti circondano. Da quando alleno cerco di educare i giovani anche su questo aspetto”. Allora chi bestemmia durante l’allenamento lascia il campo e va subito a fare la doccia. “Sì, è successo. Però devo dire che i ragazzi hanno capito. Ora, quando scappa loro qualche imprecazione, chiedono subito scusa”. I grandi certo non aiutano. Le telecamere zoomanno sul campo e scovano primi piani di calciatori intenti a bestemmiare. “Quello che si vede in televisione con i professionisti è diseducativo al massimo. Lì la bestemmia è molto diffusa”. Persino il religiosissimo Kakà ha confessato a “Le Iene” di essersi lasciato andare a qualche frase di troppo durante un paio di partite. “Non ho problemi a dire che, quando giocavo, era un’abitudine che avevo anch’io. Poi, quando si è più maturi e magari si hanno dei figli - spiega ancora Di Cintio - capisci che è una cosa da evitare assolutamente”. Stefano Teragni, presidente Coni provinciale. Anche Stefano Teragni, presidente del Coni provinciale, è d’accordo con il provvedimento adottato dalla Fgic. “Ovviamente - dice - la bestemmia non rientra nei valori che noi, come Coni, cerchiamo di inculcare negli sportivi. Condivido pienamente la richiesta di Petrucci e la seguente approvazione della norma antibestemmie: oltre allo sport agonistico esiste anche uno sport fatto di valori, di cultura e di regole da rispettare. L’ideale sarebbe introdurre un codice etico che le varie società dovrebbero far rispettare ai propri tesserati”. Il fantasista Daniele Moretti. Tra i dilettanti la norma antibestemmie - pur non essendo scritta - è sempre esistita, anche se le espulsioni con relativa squalifica per imprecazioni sono piuttosto rare. “Si sa: quando sei in campo, con la foga e l’adrenalina al massimo, qualche brutta parola può scappare”, spiega Daniele Moretti, fantasista del River ed ex biancorosso. “Detto questo, è indubbio che sia giusto applicare la norma antibestemmie sia in serie A sia nelle categorie minori”. Filippo Merli
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