Volontari e non tappabuchiL’incontro degli oltre 7000 volontari della Protezione Civile con il Papa, avvenuto a Roma lo scorso 6 marzo, è stata l’occasione per mettere a tema il ruolo e il significato del volontariato.Volontariato che trova la sua icona nella figura del Buon Samaritano tratteggiata dall’evangelista Luca. E che non si ferma all’aiuto immediato, ma – ha ricordato il Papa “insegna ad andare oltre l’emergenza e a predisporre il rientro nella normalità”. Il malcapitato, infatti, non solo viene assistito e fasciato nelle sue ferite, ma viene portato alla locanda e affidato alle cure dell’albergatore, ad indicare anche un coinvolgimento di soggetti diversi. Volontariato che dice un “di più” necessario e non codificabile in leggi o regolamenti, vocazione propria di ogni persona: “L’amore del prossimo, ha proseguito Benedetto XVI, non può essere delegato. Lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono sostituirlo”. Un di più di amore, di gratuità, che spinge ad andare oltre il proprio dovere, superando la logica del “tocca proprio a me?”, per entrare nella logica del “mi riguarda”. Condizione, questa, fondamentale per costruire il bene comune e strada non opzionale, ma necessaria per restituire umanità: “proprio per questo, i volontari non sono dei ‘tappabuchi’ nella rete sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società”. Volontariato inteso come “disposizione dell’essere per la donazione” (secondo la definizione di Carlo Maria Mozzaniga, nel libro “Cento parole di prossimità), che custodisce la forza della gratuità, “come dimensione fondativa del vivere anche civile, non riducendo l’orizzonte della convivenza alla scambio equivalente (del mercato) e alla logica ridistribuiva (dell’uguaglianza)”. Recuperando così il trinomio, non scindibile, a costo, purtroppo, di conseguenze nefaste, come stiamo sperimentando: “libertà, uguaglianza, fraternità”. Volontariato che, per diventare interlocutore significativo nella società, non accetta compromessi, non asseconda logiche concorrenziali o competitive, non accetta di ridurre l’interiorità e l’ulteriorità della persona, non si limita a “fare per”, non va in cerca di medaglie o di riconoscimenti, non soffoca la sua carica profetica. Impegno non facile che richiede un continuo allenamento all’ascolto e alla verifica, un ritorno alle origini che diventa indicazione e possibilità di futuro. In una capacità di farsi carico dell’ideale di una città, diventandone un soggetto politico e culturale. Maria Cecilia Scaffardi
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