Domenica 05 Settembre 2010
 

Più cattolici in politica: non sono ottimista

Le elezioni alle porte e le parole di Bagnasco

Ci stiamo avvicinando al voto per le elezioni dei rinnovi dei Presidenti e dei Consigli Regionali. è un appuntamento elettorale importante a due anni circa dal voto politico che ha riconsegnato a Berlusconi la poltrona di primo ministro del nostro Paese. Dopo il voto per le regionali ci saranno ancora tre anni prima di tornare di nuovo ad occuparsi di voto politico. In molti caricano questo voto di significati altri, in particolare si afferma che per chi governa il Paese - come succede in America - siamo ad elezioni di metà mandato.
Dal loro esito si capiranno gli scenari futuri, soprattutto come maggioranza ed opposizione si prepareranno al confronto per il governo del Paese. Non siamo l’America, in effetti però quello che stiamo vedendo può essere così interpretato.
Partiamo dal centro sinistra che attualmente è al governo nella stragrande maggioranza delle regioni che vanno al voto. Il Pd, partito di riferimento per questo schieramento, ha da poco tempo eletto alla sua guida Pierluigi Bersani e sta cercando di affrontare situazioni dilaniate in termini prospettici con l’obiettivo di avviare nuove alleanze. Il Pd ha problemi seri: questione morale (caso Marrazzo, Delbono, De Luca), questione identità (Lusetti, Carrà ed altri hanno abbandonato il partito), questione politica (nelle ultime elezioni quali esse siano state i risultati sono sempre stati negativi), questione classe dirigente (esprime una classe politica percepita legata al passato, assente rispetto agli scenari rivolti al futuro).
Come uscirà dal voto regionale è importante per capire se avrà spazio e  possibilità per costruire un’alternativa a Berlusconi fra tre anni. Per ora ha certezza di vincere nei territori tradizionali: Toscana, Emilia, Marche forse Umbria. Ha certezza di perdere in Campania e Calabria. Il resto si saprà il giorno dopo il voto.
Il Pd ha tentato di ragionare con l’UDC di Casini che a sua volta ha affrontato il problema regionali rispolverando la tattica dei “due forni”. L’obiettivo dichiarato da tempo è quello di forzare il quadro politico istituzionale per andare oltre all’attuale bipolarismo. Per fare questo e per ottenere maggiori spazi di manovra politica deve immaginare un quadro in cui il centrodestra non stravinca, motivo per cui ha fatto alleanze con il centro sinistra e in altre regioni è andato da solo.
In altre ancora, come per esempio in Lazio - dove i media registrano anche qualche pressione di natura ecclesiale perché questo avvenisse - si è alleato con il PDL. Avvenire ha espresso valutazioni non positive sull’atteggiamento tattico intrapreso. Il centrodestra, con il rientro di Berlusconi dopo la convalescenza e dopo che le liti fra lo stesso Berlusconi e Fini sembra siano in stand by, appare in posizione solida anche se incapace di cogliere tutto il potenziale derivante dalla crisi del centrosinistra.
I punti nodali per cui sembra possa non sfondare elettoralmente sono: le alleanze al Sud e i rapporti fra leadership e l’organizzazione interna del PDL.
Una cosa è oggi abbastanza certa. Il governo dopo il voto andrà a rivedere il proprio organigramma impostando l’assetto che lo porterà al voto politico successivo. L’uscita di Zaia ha lanciato l’entrata di Galan; Berlusconi stesso ha annunciato che Bertolaso diventerà ministro. è probabile che anche ci siano anche altri assestamenti; per esempio il ministro Brunetta si candida a sindaco a Venezia, per ora dichiarando che in caso di vittoria rimarrà anche al ministero, ma potrebbe non essere così il giorno dopo.
Un’altra cosa è incerta, e cioè come finirà la questione giustizia. Stiamo andando fuori tempo massimo per riformarne i meccanismi.
Tutto questo sta avvenendo all’interno di un quadro disperante. Noi cattolici sappiamo che la disperazione non è un atteggiamento accettabile. Ma quello che vediamo ascoltando i tg porta quantomeno ad un grande sconforto. Sembra che la politica abbia perso il suo “senso”. Il card. Bagnasco invita i cattolici a riprendere con coraggio la strada della testimonianza anche in ambito politico - si veda il fondo pubblicato sul numero scorso a firma di Vittorio Stesuri -. C’è molto per cui pregare incessantemente. Così non va. Sappiamo che il buon Dio è in grado di sbaragliare la storia e in poco tempo di proporre quello che oggi non si vede all’orizzonte.
Enrico Periti