Dar credito alla vita
Domenica 7 febbraio la Giornata sul tema “La forza della vita, una sfida per la povertà”. Il prestito responsabile ha intercettato nuovi bisogni. Con la crisi rischiano di vacillare anche le relazioni Duemila lavoratori iscritti alle liste di mobilità. Più di 1500 in cassa integrazione. Assunzioni in ribasso del 13% rispetto al gennaio scorso. L’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro tasta il polso alla crisi sul nostro territorio. Dietro i numeri, ci sono persone che fanno sempre più fatica a tener dietro alle scadenze del mese. I casi più critici finiscono in coda alla Caritas o ai Servizi sociali. Gli altri si arrangiano come possono, magari appoggiandosi ai parenti. Si respira - giovani, famiglie, pensionati - aria di precarietà. È a questa precarietà che impedisce di progettare il futuro e di affrontare in modo dignitoso il presente che guardano quest’anno i Vescovi italiani nel loro Messaggio per la Giornata per la Vita. Stare dalla parte della vita - ammoniscono - vuol dire anche accompagnare le famiglie colpite dalla crisi, consapevoli che la perdita del lavoro può avere effetti disumanizzanti. Ma pure accogliere il richiamo a rivedere il proprio stile di vita, con scelte all’insegna della sobrietà.
Fila continua in Caritas Alla Caritas diocesana la fila si forma ben prima dell’apertura del centro d’ascolto. I pasti alla Mensa della Fraternità - che proprio un anno fa apriva anche alla sera per venire incontro a una crescente domanda - sono passati dai 13.268 del 2008 ai 22.611 del 2009. Anche per le borse vivere la crescita è esponenziale. “Una volta la distribuzione era all’inizio del mese. Adesso c’è fila sempre. E capita che la gente debba ritornare”, osserva Cristina Marchi, dal ‘79 assistente sociale alla Caritas. Le famiglie che per la prima volta si sono rivolte allo sportello di via Giordani nel 2009 sono state 120. Nel 2008 erano “ferme” a 69. La metà. Crescono i numeri, resta invariata l’utenza. “Stranieri soprattutto, con 3 o 4 figli - spiega la Marchi -. Tra le nuove famiglie aiutate nel 2009 quelle italiane sono solo 28, per lo più immigrate dal Sud. I piacentini sono pochissimi”. Sintomo che la presenza di una rete di relazioni parentali è un ammortizzatore sociale che dalle nostre parti funziona ancora bene.
Il prestito responsabile Qualcosa è cambiato con l’avvio del prestito responsabile legato al Fondo straordinario di solidarietà. Il meccanismo del prestito, anche se a condizioni agevolate, ha intercettato famiglie diverse da quelle più disagiate che normalmente ricorrono alla Caritas. “Arrivano famiglie, anche italiane, in cui uno dei coniugi ha perso il posto o è in cassa integrazione - spiega la Marchi -. Ma c’è anche il vastissimo fenomeno dei soci delle cooperative, che non hanno diritto agli ammortizzatori sociali”. È un cortocircuito: la cooperativa riceve meno o non riceve più lavoro a causa della congiuntura economica negativa, i dipendenti (che in una cooperativa sono anche soci) non percepiscono lo stipendio, eppure continuano a risultare soci e dunque non possono nemmeno contare sulla magra consolazione della cassa integrazione. E c’è anche la difficoltà di chi, pur lavorando, ha ricevuto comunicazione che lo stipendio gli verrà versato non più il 15, ma alla fine del mese successivo. Le scadenze per rate e bollette però non aspettano.
Sempre più indebitati Colpisce l’indebitamento cui molte famiglie si sono ridotte. “Ho visto spesso persone morose con l’affitto anche di 6, 7 mesi. Oppure che non hanno pagato le bollette del gas fino a che gli è stato tagliato il riscaldamento - riferisce la Marchi -. L’impressione è che, fin che possono, cercano di resistere. O che si arrangino lavorando in nero. Altrimenti come fa una famiglia in cui il padre non riceve lo stipendio da un anno ad andare avanti?”. Finora sono state 200 le famiglie che hanno avuto accesso al prestito responsabile, per un totale di circa 400mila euro. Le pratiche sono state chiuse a novembre 2009 e dovrebbero riaprire a febbraio. “Ma già a dicembre almeno una cinquantina di persone sono venute a chiedere di essere messe in lista d’attesa”, dicono in Caritas.
Un’u.p. in prima linea A Fiorenzuola già da maggio 2009 l’unità pastorale si è messa in gioco per costituire un “Fondo straordinario di aiuto alle famiglie” che risiedono nel Comune. Sono stati raccolti finora circa 17mila euro e si sono potute aiutare 60 famiglie per il pagamento delle utenze domestiche, dei mutui o dell’affitto, delle spese scolastiche e dei medicinali non mutuabili. Fin qui la burocrazia. Che - spiegano i diaconi Eugenio Cantarelli ed Aurelio Corda - diventa il “la” per una presa in carico della famiglia che va ben oltre l’espletamento delle pratiche. Tutto ruota intorno alla “Piccola casa della carità”, che affonda le proprie radici in parrocchia. Affidata ai diaconi, conta su un nutrito gruppo di volontari. Con la generosità dei fiorenzuolani e l’appoggio del Banco Alimentare porta avanti il servizio di distribuzione dei pacchi viveri, che sta conoscendo un’escalation impressionante. Se ne preparano ormai 270 al mese. Nel 2007 erano un’ottantina. “Le richieste sono aumentate tantissimo negli ultimi tre mesi - fa notare Aurelio Corda -. Cominciamo a vedere gente nuova, che prima non era mai venuta perché aveva un impiego. Ci sono anche lavoratori in proprio, ad esempio muratori, che con la crisi non hanno più offerte. Siamo scrupolosi nella distribuzione, chiediamo lo stato di famiglia per evitare che qualcuno ne approfitti. Un’attenzione particolare la riserviamo alle famiglie con bambini”. Stanno arrivando anche gli italiani: sono il 20% tra chi chiede il pacco viveri. “Agli inizi - rammenta Corda - erano l’1%”.
Più attenti alla famiglia Durante la nostra visita a Fiorenzuola in neanche due ore si sono presentate a chiedere aiuto 5 nuove famiglie. Non c’è da stupirsi. La “Piccola casa della carità” è la sentinella dei bisogni non solo a livello comunale: “Qui arriva gente da tutta la Val d’Arda, da Morfasso a Monticelli”, riferisce Eugenio Cantarelli. Un’osservazione che dice tutta l’urgenza del momento economico, ma pure tutta l’urgenza di una presenza cristiana che si faccia compagna delle persone in difficoltà. “In molte parrocchie non si fa esperienza di comunità, quindi non si ‘produce’ solidarietà: la carità non è solo assistenza, è anche dare una parola, cercare di far vivere meglio le persone”, riflette Cantarelli. Che rilancia: “È peccato di omissione non avere un luogo dove incontrare i bisogni delle famiglie, un luogo che dica il presentarsi della fede cristiana come attenzione alla persona”. Da quest’attenzione è nata per esempio in seno al Consiglio pastorale l’idea del Fondo di sostegno alle famiglie, che - come la “Piccola casa della carità” - si alimenta grazie alle offerte di tante persone, tra le quali il diacono Cantarelli tiene a citare soprattutto l’impegno di don Giovanni Capra, parroco a Baselica Duce, “molto sensibile e pronto ad interessarsi anche dei casi concreti”.
Sarà guerra tra poveri? Un centro d’ascolto per i bisogni della famiglia - animato da una carità che cura le relazioni e sa leggere la realtà alla luce della fede - è la priorità che, secondo il diacono, ogni parrocchia dovrebbe darsi in questa particolare congiuntura economica. “Quando ci sono problemi di sopravvivenza legati alle condizioni finanziarie, anche le relazioni vanno a rotoli - sottolinea Cantarelli -. Le persone iniziano a venire per la bolletta e tornano perché hanno bisogno di parlare. Siamo diventati i loro confessori laici”. La famiglia è la chiave di tutto. È motore dell’economia, è motore della società. Se il sistema famiglia va a rotoli, la garanzia di protezione che ha assicurato finora crolla. Con conseguenze gravissime. “Rischiamo una guerra tra poveri, tra italiani e stranieri, tra i giovani precari e i pensionati - avverte Cantarelli -. Faccio un esempio: a Fiorenzuola dovrebbe uscire il bando per le case popolari. Ci sono circa 300 domande e 10 alloggi a disposizione. Come finirà?”.
Barbara Sartori
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