Lunedì 06 Settembre 2010
 

Una Chiesa che non invecchia

Quando si aprì il Concilio Vaticano II nell’autunno del 1962, Roma pullulava di vescovi. Era pensiero di molti, e anche di Papa Giovanni XXIII, che il Concilio dovesse durare poco: fino a Natale, o poco oltre. Molti documenti erano già stati elaborati dagli uomini del Vaticano. Si trattava, in un certo senso, di approvarli.
Le cose di Dio, però, nascondono sempre sorprese. Papa Roncalli, dall’alto dei suoi 80 anni, nell’invocare un soffio di novità sulla Chiesa, si accorgeva che un rinnovamento era indispensabile. Una novità non solo nelle strutture, ma a partire dallo spirito, dalle persone, dal cuore. La realtà lo ha di fatto sorpassato. I vescovi a Roma si sono fermati ben quattro anni. Il loro lavoro ha gettato le basi per una Chiesa nuova, missionaria, aperta al confronto con il mondo e all’evangelizzazione.
Intendiamoci: i documenti in sé sono fatti di carta e non cambiano nulla della vita concreta. Con il Concilio si erano creati sogni di cambiamento che spesso non trovarono subito risposta nella realtà.  Dopo il Concilio, per molti, venne il deserto. Crollavano un mondo e una tradizione, ma non esisteva ancora, in un certo senso, chi gli poveva subentrare. Tutto era nuovo, sperimentale. Eppure anche qui giunse inattesa l’opera di Dio. Nuove realtà ecclesiali con carismi e storie diverse - come ha più volte sottolineato a suo tempo il card. Ratzinger - sorgevano nella Chiesa. Nessuno le aveva programmate; nascevano per opera dello Spirito e di uomini e donne che “Gli” davano credito; da qui una nuova attenzione ai poveri, una nuova spinta ecumenica, una nuova passione per l’educazione, una riscoperta della Parola di Dio nella vita delle persone, delle famiglie e delle parrocchie.
Anche per Piacenza oggi con l’avvio della Missione popolare si apre un tempo nuovo. Un tempo che prende le mosse in questo primo anno con gli “esercizi di cristianesimo” attraverso ritiri spirituali nelle parrocchie e nelle unità pastorali. L’ampio coinvolgimento dei laici, fin dal lavoro preparatorio della Missione, apre nuove prospettive. Il coinvolgere le persone nel riscoprire le ragioni e l’entusiasmo della fede può mettere in moto energie nuove per il domani della Chiesa.
Il futuro non si gioca solo sul piano organizzativo; l’organizzazione, che comunque è molto importante, è sempre una conseguenza dell’ “essere”, dell’esperienza di fede, della comunione tra le persone. Ad accompagnare la Missione popolare è, non a caso, insieme alla Visitazione con l’incontro tra Maria ed Elisabetta, l’immagine della pesca miracolosa, come viene narrata nel vangelo di Luca.
Il vero miracolo in quella pesca sovrabbondante voluta dal Maestro fu l’unità dei discepoli. Una barca non bastava a contenere tutti i pesci e fu necessario chiamare i “compagni dell’altra barca”. Senza unità e comunione, costruite non senza fatica, nulla oggi è in grado di reggere: una persona, una famiglia, una parrocchia, qualunque cosa.
Non resta che guardare avanti. Questa Missione richiede l’aiuto di tutti.
Davide Maloberti