Integrazione: la sfida si gioca sulle nuove generazioni96esima Giornata mondiale delle migrazioni. Al centro i minori.Domenica 17 messa celebrata in San Carlo da mons. Ferrari Quando Pio X istituì nel 1914 la Giornata mondiale delle migrazioni aveva in mente lo scenario del tempo in cui tanti italiani si muovevano dalle regioni del Sud per cercare lavoro e accoglienza all’estero. Oggi la situazione si è praticamente ribaltata e questa giornata, che si celebra domenica 17 gennaio, si inserisce in una situazione sempre più complessa e difficile. Il contesto è quello di un’Italia che ha visto scoppiare una guerriglia a Rosarno, vicino a Reggio Calabria, dove gli immigrati clandestini, sfruttati per pochi euro nella raccolta degli agrumi, si sono ribellati ai loro aguzzini. Un’Italia che allo stesso tempo è sempre più teatro di violenze i cui protagonisti sono spesso extracomunitari. Un grave episodio è avvenuto anche a Piacenza dove la settimana scorsa una donna sordomuta di 71 anni è stata molestata sessualmente da un venticinquenne marocchino. A desolanti pagine di cronaca come queste si unisce la politica con lo spinoso decreto legge sul reato di immigrazione clandestina e il braccio di ferro tra la Lega Nord e l’arcivescovo di Milano Tettamanzi. L’appello che la Chiesa lancia in occasione della 96esima giornata delle migrazioni è più che mai attuale, ma rischia di perdersi in un clima teso che impedisce di trovare le opportune soluzioni per una convivenza civile tra persone di culture e religioni diverse. Il problema della legge sulla cittadinanza Il tema della Giornata mondiale dei migranti del 2010 si concentra sulla figura del minore come “speranza per il futuro”, portando con sé le tante attese del mondo dei migranti. Dal superamento del pregiudizio che collega l’ immigrazione alla criminalità al ritorno a una cultura sociale attenta ai senza dimora. Un altro punto su cui riflette il direttore della fondazione Cei Migrantes, mons. Giancarlo Perego, riguarda il mondo dei rifugiati. “Se il 2009 è stato all'insegna dei respingimenti in mare, il 2010 - scrive - segni un ritorno all'accoglienza umanitaria, al riconoscimento del diritto d'asilo di uomini, donne e bambini”. Infine un problema ancora da risolvere è la riforma della legge sulla cittadinanza, con una particolare attenzione ai minori immigrati in Italia. L'auspicio di mons. Perego è che si arrivi alla possibilità che i bambini che nascono sul territorio italiano possano essere da subito cittadini italiani, diversamente dagli oltre 500.000 che dovranno attendere i 18 anni per fare regolare richiesta. Nonostante quindi la loro carta d’identità attesti la nascita in territorio italiano, gli 862.453 minori figli di stranieri sono “italiani - non italiani”. Si tratta delle seconde generazioni che parlano correttamente l’italiano e frequentano le scuole ma che fino alla maggiore età vivono con un permesso di soggiorno. Come rivela il 19° dossier sull’immigrazione realizzato da Caritas Migrantes, nella maggioranza dei casi questi ragazzi non hanno più nulla a che fare con il Paese di provenienza dei propri genitori anche se in famiglia vivono ancora regole e riti della terra d’origine. L’esperienza piacentina A Piacenza sono registrati all’anagrafe 3611 extracomunitari al di sotto dei 18 anni su un totale di quasi 16 mila presenze. La nazionalità prevalente è quella albanese così come a Castel S. Giovanni che è tra le città a più alto tasso di popolazione straniera della provincia arrivando al 20%. Emerge, inoltre, il dato che i figli di immigrati nati nel 2009 sono 119, il doppio di quelli italiani. Il primo studio nazionale sul tema dei minori extracomunitari divulgato dall’università di Padova, rivela che le esigenze di questi adolescenti sono le stesse di quelli di casa nostra. I maschi sognano il mondo del pallone, le femmine di fare carriera con incarichi importanti. Tutti condividono un desiderio di riscatto sociale ed economico. In città conoscono bene i loro sogni ma anche le loro paure i volontari e i religiosi che stanno a stretto contatto con loro tutti i giorni. Padre Gian Mario Maffioletti alla guida della “Missio cum cura animarum”, la grande parrocchia di tutti i migranti della diocesi, ha visto anche vivere il dramma dello sradicamento da parte degli adolescenti che sono arrivati nel bel Paese attraverso i ricongiungimenti familiari. “All’inizio - racconta - c’è una sorta di rifiuto, alcuni si autoisolano in gruppetti e parlano nella loro lingua madre, ma è solo un modo per difendere la propria identità”. I più numerosi a frequentare la parrocchia sono equadoriani sotto i 40 anni. Le prime a partire per l’Italia in cerca di un lavoro sono le donne e, in seguito, arriva il resto della famiglia. “Con i bambini il processo di integrazione è molto più facile: i più piccoli sono già bilingue perchè vanno a scuola e imparano in fretta - spiega padre Maffioletti. Proprio riguardo alla proposta del ministro Gelmini di non superare il tetto massimo del 30% di stranieri nelle classi - che ha fatto storcere il naso all’assessore comunale al futuro Castagnetti - Maffioletti non è contrario, “sempre che l’intenzione sia di agevolarli nell’apprendimento e non isolarli ulteriormente”. Al centro Torricelle tante storie di solidarietà Forniscono un grande supporto a quelli che sono gli ostacoli linguistici i corsi di italiano organizzati dal centro d’accoglienza Torricelle. La responsabile suor Marina Milani ha visto crescere questa realtà giorno dopo giorno, anche se, instancabile com’è, vede ancora tante cose da fare. “Sarebbe bello avere un altro dormitorio in città”, afferma. Sulla sua lunga esperienza con gli immigrati la religiosa, che appartiene alla comunità piacentina delle Scalabriniane, si esprime con la gioia di chi ha abbracciato con piena consapevolezza la sua vocazione. “Mi sono sempre sentita come una di loro perchè ho sperimentato il doloroso disgregamento della mia famiglia per motivi di lavoro”. In questi anni di servizio il centro ha intrecciato le vicende di tanti. “Ci sono innumerevoli storie a lieto fine grazie anche a famiglie piacentine che hanno dimostrato estrema generosità e solidarietà”. A bussare alla porta della casa d’accoglienza sono soprattutto marocchine: alcune sono disposte a lavorare duramente per avere la possibilità di riavere con sè i figli lasciati nel Paese d’origine. “Il bello è che, dopo aver trovato un’occupazione ed essersi sistemate, molte ritornano al centro di via Primogenita e si rendono utili a loro volta”. Per la Giornata dei migranti, domenica 17 gennaio alle 16.30 in S. Carlo, sarà celebrata la messa dal vicario generale mons. Lino Ferrari. Un’occasione per riflettere, ancora una volta, sui diritti e sui doveri di questi uomini che non hanno scelto dove nascere, ma cercano un luogo migliore nel quale vivere. I minori immigrati, se messi in contesti in cui vige il rispetto per la persona, hanno tutte le potenzialità per contribuire alla coesione sociale. Per questo rappresentano la speranza concreta che la corretta integrazione, che valorizza ciascuno con il suo patrimonio di cultura e tradizioni, è una via percorribile, a patto che chi arriva e chi accoglie sia libero da pregiudizi e ideologie. Sara Vigorita
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