Domenica 05 Settembre 2010
 

Un ponte di solidarietà fra Lugagnano e L’Aquila

Da Lugagnano a L’Aquila per non dimenticare chi con il terremoto ha perso i propri cari, la propria casa, la propria quotidianità.
Sabato 28 e domenica 29 novembre un gruppo di lugagnanesi, rappresentanti di alcune Associazioni del paese, ha raggiunto prima Paganica e poi L’Aquila, per incontrare gli abitanti del luogo e portare avanti uno scambio che è nato quasi per caso l’estate scorsa, quando AVIS, AIDO, Compagnia Teatrale Nuova Dialettale Lugagnanese, ProLoco e Polisportiva Giovanile Salesiana hanno deciso di inviare nelle zone colpite dal terremoto dei giocattoli e una piccola somma in denaro.
A distanza di qualche mese la voce si è sparsa e l’iniziativa è stata conosciuta e apprezzata anche da altre Associazioni e dai commercianti del paese. Si è pensato dunque di concentrare l’attenzione su un progetto preciso: la ricostruzione di un asilo nido che si trovava in centro a L’Aquila prima del terremoto e che ora sarà ricostruito interamente in legno nella periferia della città.
L’asilo faceva parte del centro Wuascaranza, nato nel 1985, che desiderava offrire ai bambini protezione, sicurezza e cure, permettendo loro di sentirsi membri di una stessa comunità, rendendoli felici di incontrarsi ogni giorno per imparare cose nuove. Ora, dopo la scossa che ha reso inagibile il centro, c’è la volontà di costruire una struttura ancora più accogliente. Se ne sono resi conto nel corso del loro breve viaggio a L’Aquila il presidente dell’AVIS Massimo Veneziani, il presidente della PGS Monica Faimali e il vice-presidente dell’AIDO Salvatore Feccia. Accolti al loro arrivo da Barbara Casali, lugagnanese che ora abita a Teramo, hanno incontrato i responsabili di Wuascaranza, visitando le zone colpite e incontrato le persone.  “Mi sono reso conto che la situazione reale è molto diversa da come appare in televisione – ha detto Salvatore Feccia – la gente si è sentita molto aiutata e di questo ringrazia sempre, ma ricostruire rimane difficile. Non sono crollati solo gli edifici: tutto il tessuto sociale ha risentito del terremoto. Le attività sono chiuse, le strade sono deserte, la sera c’è ancora il coprifuoco. Fortunatamente quasi nessuno abita più nelle tende: le persone si sono sistemate in piccole baracche di legno nei loro giardini e c’è chi ancora ogni tanto sale nella sua casa danneggiata a pulire le stanze, per non lasciare spegnere la speranza”.
Da L’Aquila i rappresentanti delle Associazioni hanno portato una ventina di palline di Natale che le signore terremotate hanno decorato con i loro lavori all’uncinetto: all’interno sono state messe le macerie del terremoto (simbolo di morte) e la terra di L’Aquila (segno di rinascita). Le palline saranno vendute a Lugagnano e il ricavato andrà al progetto di ricostruzione del nido. “Ci siamo riproposti di tornare per vedere come proseguono i lavori – ha continuato Salvatore Feccia – forse non riusciremo a raccogliere una somma altissima, ma vogliamo dare il nostro piccolo contributo, se non altro per far sentire alle persone terremotate che non ci si dimentica di loro”.
Elena Eleuteri