Politica stancaAnche la politica, stancamente, si sta trascinando verso il nuovo anno. L’anno in corso non ha mancato di stupire: abbiamo capito che politica non è più confronto fra idee e soluzioni diverse! Si sta ormai completando una trasformazione, un cambio di dna: la politica ora è ridotta a morbosità da buco della serratura. Potrà durare a lungo?Oggi in politica è legittimato in termini di leadership colui che ha dimostrato di saper fare qualcosa fuori dalla politica; è delegittimato colui che ha relazioni affettive diciamo strane. Chi vuole unire pensiero e prassi al massimo riesce ad intervenire in qualche tavola rotonda organizzata da circoli culturali. Direbbe il buon Martinazzoli che proprio quando il Paese ha bisogno di un di più di politica - e mai come ora è importante avere visione e capacità per superare una crisi terribile che sta condizionando il lavoro e le famiglie - ci si ritrova con un di meno della stessa. In questa ultima parte dell’anno abbiamo visto una maggioranza che al proprio interno è tornata a differenziarsi, se non a scontrarsi, e una minoranza che si sta riorganizzando tra schieramenti e leadership senza evidenziare, per ora, un’idea progettuale prospettica. Il Pd ha il nuovo segretario, Rutelli si mette in proprio e porta con sé alcuni parlamentari, Casini guarda con estremo interesse, la cattolica Dorina Bianchi lascia il Pd e torna all’Udc, a sinistra della sinistra ci riprovano facendo l’ennesima federazione della sinistra radicale che mette insieme gli sconfitti dalla storia, i nuovi girotondini in viola vanno in piazza per mandare a casa Berlusconi. Nel centro destra il “compagno” Fini - come viene percepito in alcuni ambienti - interpreta il proprio ruolo istituzionale in chiave politica e si smarca dal partito, il Pdl, che lo ha visto come fondatore. La Lega continua a lavorare sul territorio e a rilanciare sui temi che più le stanno a cuore. Senza dimenticare il mondo della mafia - arresti eccellenti, accuse dei pentiti - e i problemi legati alla riforma della giustizia ormai invocata da molti. Intanto le elezioni regionali si stanno avvicinando: a marzo del prossimo anno si vota. Le candidature alle presidenze delle giunte regionali non sono ancora state ufficializzate, ma le normali tensioni non mancano. Eppure qualcosa di importante nel nostro Paese avviene. Nei giorni scorsi, per esempio, è stato inaugurato il tratto dell’alta velocità fra Torino e Milano. In 50 minuti si va dal centro di Torino al centro di Milano. Ciò consentirà un’integrazione ancora più marcata fra i poli produttivi di due regioni tra le più ricche del mondo. Integrazione che è già iniziata a livello bancario e che, a livello di media, sembra riproporsi anche per quanto riguarda il sistema universitario. 50 minuti di distanza consentono di porre l’interrogativo - come avverrà tale integrazione? - rispetto al quale nei prossimi anni si giungerà a mettere insieme un potenziale di ricchezza che segnerà anche le sorti del nostro Paese. Ebbene le risposte a tale interrogativo richiedono il di più di politica, richiedono che la politica non si trascini stancamente ma, al contrario, che sia il luogo capace di interpretare e governare il cambiamento. La crisi del nostro sistema si evidenzia proprio qui: mentre si cercano risposte, il mondo politico ha difficoltà a proporle. Enrico Periti
|



