Lunedì 06 Settembre 2010
 

Il Vescovo incontra i sacerdoti di Bettola

L'appuntamento è in programma per giovedì 26 novembre.
Proseguono  gli incontri in preparazione alla Missione popolare del Vescovo con i parroci della Val Nure. Giovedì 26 novembre è di turno l’Unità pastorale con centro a Bettola.
Un territorio quello bettolese che possiede potenzialità enormi  dal punto di vista ambientale, che ha un passato di tradizioni e di valori grandiosi, ma che purtroppo “deve piegarsi” alla cruda realtà di un’economia che basa solo sui numeri  le proprie regole.
Oggi in montagna non esiste una politica di solidarietà, questa vale solo per le economie industriali  dove grande è la concentrazione abitativa. Bettola non può usufruire di un ospedale di valle, i ragazzi non hanno diritto ad un Istituto di scuola superiore, l’anziano di Vigolo non ha più la soddisfazione di assistere alla messa festiva nella sua chiesa, il turismo non può far leva sulle prospettive ambientali perchè il Nure è asciutto: il tutto per l’applicazione delle nuove regole che considerano il cittadino della montagna impotente di fronte al “finto” progresso voluto dai nostri rappresentanti.
Non siamo in grado di pensare quale futuro toccherà ai nostri figli, oggi però i cittadini che hanno vissuto, creduto in questa terra, meritano di più. Sono residenti due parroci, don Angelo Sesenna e don Gianluca Barocelli che, supportati da altri sacerdoti nel fine settimana, svolgono la loro missione pastorale.

Gli incontri del Vescovo nelle Unità pastorali. Il vescovo della diocesi mons. Gianni Ambrosio prosegue gli incontri con i sacerdoti, in preparazione all’avvio della Missione Popolare.
Venerdì 4 dicembre in mattinata sarà a Gragnano per incontrare i sacerdoti dell’Unità Pastorale 3 del vicariato Bassa e Media Val Trebbia-Val Luretta formata dalle seguenti parrocchie: Gragnano, Campremoldo Sotto, Campremoldo Sopra, Casaliggio, Pilastro.
Nel pomeriggio sarà il turno dell’Unità pastorale 1 comprendente le parrocchie di Bassano, Niviano, Ottavello, Pieve Dugliara, Rallio, Rivergaro, Roveleto Landi, Statto e Suzzano.
Mercoledì 9 dicembre incontrerà i preti dell’Unità pastorale 2 formata dalle parrocchie di Aglio, Bobbiano, Caverzago, Denavolo, Fellino, Perino, Pillori, Quadrelli, Travo, Villanova e Viserano.

Bettola, un territorio da salvare. A guerra finita, di cui Bettola onora ancor oggi con monumenti e cerimonie i caduti che hanno sacrificato la loro vita per ideali di libertà e senso della Patria, restano profonde ferite nelle famiglie e nel territorio, ma col nuovo clima la popolazione partecipa alla ricostruzione del tessuto sociale della comunità. Gli schemi statici del territorio sono stati spesso interessati da fenomeni di fluttuazione demografica, per il fatto che la comunità non aveva risorse sufficienti per i suoi residenti. L’emigrazione è stata fino agli ultimi decenni un processo congenito nella montagna e pertanto anche Bettola ha vissuto l’esodo continuo di montanari, costretti a trasferirsi, prima per sopravvivere e poi per migliorare le condizioni di vita. La gente rimasta sul territorio continuò a praticare soprattutto l’attività agricola e l’allevamento. Il mercato del lunedì e la fiera settembrina sono stati e sono tuttora importanti punti di riferimento per la vita economica nel suo insieme.

Leggi specifiche. Nel 1923 si tenta un primo intervento con la “legge forestale”; seguono poi le norme per la bonifica integrale del 1935 e si giunge al 1950 quando si formula una prima risposta articolata con la legge per le aree depresse del Centro Nord. Poco dopo, nel 1952, si ritiene urgente un altro intervento e viene emanata la “legge per la montagna” n.991, rimasta famosa nel ricordo dei montanari, perchè fu una pioggia di milioni per il rinnovo di fabbricati e per il miglioramento pascolo, per il settore zootecnico. Furono istituiti molti Consorzi di miglioramento fondiario solo perchè erano i canali più facili, per attingere ai contributi. Purtroppo molti residenti, dopo aver rifatto case, stalle, recinzioni pascoli, ripristino di boschi, scesero verso città, convinti che la montagna ormai non poteva più adeguarsi al progresso pubblicizzato. Si perdono vent’anni nell’illusione che la montagna stesse rinascendo, ma, quando si passò a verifiche sul territorio, ci si accorse che la montagna era ormai una riserva di anziani e che i contributi erano stati bruciati a favore di popolazioni, che non avevano più alcuna motivazione culturale, economica, sociale, per difendere il capitale terra. Il fenomeno dello spopolamento, il conseguente degrado ambientale, le prime avvisaglie della crisi industriale, misero in allarme le autorità e si incominciò a studiare le cause di rigetto verso un ambiente e una cultura che erano stati vita per migliaia di cittadini. Si approva la nota legge 1102 dove figura in primo piano la valorizzazione delle zone montane (art.1), l’eliminazione degli squilibri di natura sociale ed economica, la preparazione culturale e professionale.
Vengono sollecitati strumenti per prevedere le concrete possibilità di sviluppo nei vari settori economici, produttivi, sociali e dei servizi. (art.5) In attuazione della legge 1102, la Regione Emilia Romagna ha stilato la legge 30 del 17 agosto 1973 per la costituzione e il funzionamento delle Comunità Montane sul territorio di sua competenza. Successivamente con la legge Regionale 1/93 si istituisce per Piacenza la seconda Comunità Montana comprendente i Comuni di Ferriere, Farini, Bettola, Morfasso, Gropparello e Vernasca. Negli anni a seguire ne istituisce una terza in Valtidone. Gli anni ‘80 sono stati caratterizzati dalla volontà politica e legislativa di conservare la montagna nel suo stato integro impedendo un suo completo utilizzo. In questo contesto è stato approvato il Decreto Galasso - 21 settembre 1984 - che ha messo  sotto tutela gran parte dei suoi beni ambientali.
Le leggi degli ultimi anni hanno insistito sul punto nodale della partecipazione e della corresponsabilizzazione: i montanari non sono stati insensibili fornendo proposte di interventi che sul piano economico, sociale e ambientale, considerassero il ruolo della montagna come fattore reintegrato nel campo nazionale. Il voler imporre una limitazione nell’uso delle risorse, difese per secoli esclusivamente dall’uomo montanaro, significa solo avvallare mentalità feudatarie. Senza dinamica sociale in loco è impossibile conservare la montagna, una dinamica sociale richiede necessariamente una dinamica economica e uno sviluppo: non si può avere dinamica economica senza impiego di risorse. Dopo anni di convegni, suggerimenti, proposte, il Parlamento approva il 31 gennaio 1994 con la legge 97:  “Provvedimenti particolari in favore dei terreni montani”, più nota come “Legge per la montagna”. Purtroppo la non applicabilità a tutt’oggi della citata legge, ha illuso i montanari e non ha acceso speranze concrete.

Realtà dell’intero  territorio. Quasi tutti i centri disseminati sul territorio montano hanno contribuito ad alimentare il fenomeno migratorio. Certamente negli ultimi decenni, oltre la forte attrazione esercitata dalle potenzialità occupazionali e di reddito delle città e di alcuni paesi della pianura, ha favorito l’esodo dalla montagna la mancata attuazione della legge 1102 nella sua essenza fondamentale: ”concorrere alla eliminazione degli squilibri di natura sociale ed economica tra le zone montane e il resto del territorio nazionale”. Purtroppo, diciamo che la legge non si è attuata nella sua parte essenziale perchè non si è innescato il meccanismo per “l’eliminazione degli squilibri”. In campo “imprenditoriale” occorre che alle aziende venga riconosciuto un fattore compensativo per i disagi derivanti dalle particolari ubicazioni lontane dai centri di approvvigionamento e commercializzazione. Purtroppo significativi e coraggiosi tentativi artigianali e industriali  (OMB, Prefer, Mafbo, tanto per citarne alcune) non hanno retto alle regole della concorrenzialità che basava e basa la sua sopravvivenza sulla redditività e così Bettola, impoverita di posti di lavoro “dipendente”, con una vocazione naturale agricola maltrattata e penalizzata, vive da anni un’economia difficile.

Prospettive future.
Oggi, guardando al futuro, e volendo cogliere in un certo qual senso, un punto di partenza, dobbiamo certamente approfondire le tematiche legate al patrimonio edilizio che rappresenta la capacità ricettiva che il territorio possiede ed offre. Il terziario con in testa il commercio deve sperare nella fonte “turismo”. Lo sforzo che il Comune sta compiendo nel settore del turismo, con l’organizzazione di numerose manifestazioni, è proprio per la convinzione che un rafforzamento di questo settore porta ad un rafforzamento del tessuto imprenditoriale ad esso collegato.

Paolo Labati