Venerdì 10 Settembre 2010
 

Popieluszko, il film che nessuno vede

E’ strano, accade proprio nei giorni in cui il mondo intero guarda le immagini che da Berlino celebrano i 20 anni della caduta del Muro. È la festa della libertà, certo, ma di quale libertà? E libertà da che cosa? Se non c’è niente di Grande e di Vero dietro questa libertà, resta solo la libertà di poter fare quello che pare e piace. Che è già tanto - va detto - ma si riduce a una libertà che non porta lontano.
Accade, dicevamo, che mentre si ricorda la caduta del Muro, simbolo di un’oppressione, si dimentica un’altra opera che ricorda quegli anni bui.
È il caso del film “Popieluszko”, uscito in queste settimane nei cinema, ma ignorato da tv e giornali e quindi anche dal grande pubblico. È dedicato al prete di Solidarnosc ucciso dal regime polacco nell’84, venticinque anni fa. In questi giorni in regione era in programmazione solo in una sala a Bologna e a Forlì.
Andò così anche per Katyn, il film di Andrej Wajda sulla strage degli ufficiali polacchi durante la seconda guerra mondiale ad opera dei militari sovietici. Pellicole troppo impegnate? Temi scomodi che fanno vendere poco?
Popieluszko venne ucciso dai Servizi Segreti del suo Paese il 19 ottobre 1984 a soli 37 anni. Picchiato e legato venne gettato, forse ancora vivo, nella Vistola. La sua colpa? Il coraggio di portare Cristo in fabbrica tra gli operai e di celebrare pubblicamente le messe per la Patria. Le parole di padre Popieluszko aprivano il cuore. Lui amava la gente e aveva organizzato anche una scuola per gli operai, con tanto di insegnamento di storia polacca, diritto, economia e dottrina sociale della Chiesa. E quegli operai, quando arrivava il prete, si buttavano in ginocchio per confessarsi e nei cortei sfidavano il regime comunista recitando il rosario.
Il Muro di Burlino cadeva solo cinque anni dopo.  Nell’89 i sovietici di Gorbaciov dissero ai vopos, i poliziotti che pattugliavano armati da 45 anni il Muro, di lasciarlo demolire. Era chiaro che la gente, e con loro Solidarnosc, non aveva più paura. Lo gridò anche a Varsavia nel ‘79 Papa Wojtyla: “Non abbiate paura”. Quando i regimi non riescono a intimidire sono finiti.
Dal 1984 torniamo a oggi: il nemico – lo ha detto il card. Bagnasco al Consiglio permanente della Cei - è “il volto apparentemente impersonale della burocrazia comunitaria” dell’Unione Europea. Per questa burocrazia, impregnata di laicismo, “la neutralità coincide con l’assenza di valori e la religione sarebbe necessariamente di parte”.
Il potere delle strutture politiche della UE è grande, molto grande. Tra i commentatori, c’è addirittura chi avvicina l’Unione europea all’Unione sovietica, un’unione forzosa di Paesi diversi che non parlano neanche la stessa lingua. Speriamo che si sbagli.  Ma la polemica sui crocifissi nei luoghi pubblici non ci lascia affatto tranquilli. L’Europa non può vivere senza il sogno che l’ha fatta nascere e che si lega inesorabilmente alle sue radici cristiane. Tornare alle radici serve a guardare al futuro sapendo chi sei e cosa cercare. Non dimentichiamolo. Le figure come padre Popieluszko l’hanno gridato con la loro vita.
Davide Maloberti