Lunedì 06 Settembre 2010
 

EXPO 2015: Piacenza entra nella fase operativa

In Provincia è attesa la visita del direttore generale lombardo Alberto Mina entro la fine del mese. Trespidi: “Pronti a costituire un comitato”

Parigi, 31 marzo 2008. Con 86 voti favorevoli su 151, espressi da una giuria internazionale, Milano batte la sfidante Smirne e viene eletta capitale dell’Expo 2015. Mancano sei anni alla grande manifestazione fieristica che, stando alle previsioni, coinvolgerà 121 Paesi di tutto il mondo. L’Expo come grande evento mondiale, opportunità per il capoluogo lombardo e, di riflesso, per le città vicine, ma cosa sarà in sostanza quest’Expo 2015?
Da un recente sondaggio commissionato dalla Cisl di Milano, la maggior parte dei cittadini ha le idee confuse a riguardo; neppure i vicini di casa piacentini si spingono oltre. I più diligenti sono a conoscenza dell’argomento: il cibo, la sua qualità e la sua distribuzione equa.
Il tema scelto, infatti, è “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” ed intende includere tutto ciò che riguarda l’alimentazione: dal problema della mancanza di cibo in alcune zone del mondo a quello dell’educazione alimentare fino alle tematiche legate agli Ogm, organismi geneticamente modificati.
Da maggio 2015 fino all’ottobre successivo, sarà occupata un’area di oltre un milione di metri quadrati nella parte Nord ovest della metropoli, nei comuni di Rho e Pero dove si susseguiranno i padiglioni espositivi gestiti dai Paesi e le associazioni coinvolte. Ma non solo, sarà un circuito in cui saranno inseriti spettacoli, visite guidate, mostre e seminari di ricerca; un modo per esaltare le innumerevoli eccellenze italiane: dai prodotti enogastronomici  ai poli universitari dove si stanno portando avanti studi all’avanguardia nel campo alimentare.

Fase operativa al via

Piacenza non può che essere una tappa naturale per il pubblico di visitatori che resterà a Milano più di una giornata. Da tempo, ancora prima del crollo del ponte sul Po, si parla del potenziamento di collegamenti stradali e ferroviari con il capoluogo lombardo proprio per attirare al meglio i turisti provenienti da tutto il mondo e far loro conoscere il territorio.
Chi crede molto in questa sfida sono Comune e Provincia che ha precedentemente firmato un protocollo d’intesa con la Regione Lombardia.
La vera e propria fase operativa è stata avviata con l’incontro a Milano tra il presidente dell’ente di via Garibaldi Massimo Trespidi e Alberto Mina, direttore generale dello sviluppo del tema e delle relazioni istituzionali dell’Expo. A questo si attende un ulteriore confronto entro la fine di novembre, quando Mina varcherà la soglia di palazzo Garibaldi per confrontarsi con i vertici delle categorie e delle associazioni economiche e produttive piacentine, interessate a far parte del comitato operativo che Trespidi intende costituire.
Secondo il presidente della Provincia, Milano che si candida a diventare capitale dell’agroalimentare, dopo esserla stata per tanti anni dell’industria, in Piacenza può trovare un partner ideale. Un pensiero è rivolto all’università di agraria. “L’Expo - dice - sarà vetrina per le ultime frontiere dell’innovazione e della ricerca in questi campi che possono offrire grandi prospettive di sviluppo economico e professionali. Per questo - aggiunge - non si potranno non esaltare i progetti di studio sulle biotecnolgie alimentari di casa nostra”.
Ad intervenire propositivamente sull’argomento anche il parlamentare del Pdl Tommaso Foti che, in consiglio provinciale, ha esortato a non puntare tutto su salame, coppa e pancetta ma su molto altro.
“Si potrebbe organizzare una mostra al Collegio Alberoni con le opere di Antonello da Messina o un convegno internazionale all’istituto di genomica di Fiorenzuola”, ha proposto l’onorevole piacentino. Il parlamentare lancia anche l’idea di creare un percorso tra Chiaravalle della Colomba e Vigoleno, zone  ricche di giacimenti culturali  poco sfruttati.
Tra i primi a comprendere il valore di questa importante partita è stata l’assessore comunale allo Sviluppo economico Anna Maria Fellegara. Dal momento in cui Milano è stata decretata sede dell’Expo, la Fellegara ha ripetuto più volte la convinzione che sarà un’irripetibile occasione di marketing territoriale per Piacenza che potrà mostrare il suo potenziale di attrazione in termini di qualità della vita.

Una tavolata universale

Intanto a Milano, il mese scorso, sono state approvate le linee guida dell’evento ideate dagli architetti Stefano Boeri (Studio Boeri), Richard Burdett, Mark Rylander (McDonough & Partners) e Jacques Herzog (Herzog & De Meuron).
Il simbolo di Expo sarà un viale lungo quanto gli Champs Elysées di Parigi, traslati a corso Buenos Aires che ospiterà una tavola planetaria.
Il sito espositivo avrà poi due vie perpendicolari tra loro, che si incontreranno in una piazza centrale. Gli architetti internazionali che l'hanno immaginata si sono ispirati all'Ultima cena di Leonardo: intorno alla tavola la gente potrà riunirsi, mangiare e vedere. Uno dei punti chiave di questa Expo, innovativa rispetto alle grandi Expo del passato, è l'esperienza che i visitatori vivranno attraverso l’evento.
I Paesi di tutto il mondo presenteranno i loro prodotti in un orto con tutte le colture del pianeta, che poi rimarrà in eredità come un grande parco. Ci saranno cinque speciali serre bioclimatiche che ricreeranno i principali habitat del mondo, dalla foresta tropicale al deserto. Probabilmente  le strutture saranno smontate e rimontate nei vari Paesi e non ci sarà la temuta colata di cemento. Anche l’Expo, inevitabilmente, risentirà della crisi e dovrà essere sobria anche per incarnare al meglio il tema centrale legato alla nutrizione senza sprechi.

Il valore dell’ecosostenibilità

Il dibattito culturale sull’ Expo 2015 è cominciato un anno fa. “Nutrire il pianeta” è un tema affascinante per una zona ricca non solo di industrie, di servizi e di design, ma anche di zone rurali e di gusto gastronomico.
Ma sarà possibile sperimentare l’ecosostenibilità come modello di vita? Da semplici cittadini a importanti intellettuali c’è chi dice di sì con determinazione e fiducia.
La visione è chiara e suggestiva: dormire in un agriturismo, mangiare cibi biologici, muoversi su mezzi pubblici non inquinanti, visitare mostre in spazi di verde pubblico sparso per la città, verificare nuove forme di agricoltura e imparare a cucinare cibi che aiutino a prevenire malattie gravi. Può sembrare un’illusione, e in molti richiamano a temi più “concreti”, ma senza sogni, che poi tanto sogni non sono, anche la vita delle istituzioni si stempererebbe sotto il peso dell’ordinaria amministrazione.
Sara Vigorita