Lunedì 06 Settembre 2010
 

L’appello di Francesca Lipeti:
“Non abbandoniamo i masai”

Il medico piacentino dal 1994 in Kenya ha ricevuto a Brescia il Nobel dei missionari. Il suo sos per un Paese in cui la carestia stermina persone ed animali e l’Aids dilaga

Francesca è piccola e magra. Riceve un premio, considerato il Nobel dei missionari, lo ritiene immeritato e lo dedica alla speranza. Quella che l’accompagna da sempre, da quando per la prima volta, da Piacenza, mise piede a Lengesim in Kenya, dove vive e lavora ormai da quasi quindici anni. Ma è anche la stessa speranza che continua ad apprendere dalle tribù Maasai, condividendone la vita, le gioie e i dolori.
A Brescia, lo scorso sabato 17 ottobre, la dott.sa Francesca Lipeti ha ricevuto il premio “Cuore Amico” dall’omonima associazione bresciana, da anni attiva in prima linea a favore dei tanti missionari sparsi per il mondo. Arrivata a sostenere più di 20.000 missionari distribuendo circa 70 milioni di euro in aiuti, ogni anno l’associazione assegna un premio significativo a tre missionari: un sacerdote, una suora e un laico.
In questa diciannovesima  edizione, insieme a Francesca Lipeti, sono stati premiati suor Vittoria Cenedese, delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, in Burundi dall’agosto del 1966, e don Giuseppe Zanardini, missionario salesiano in Paraguay.
A Brescia per condividere con Francesca questo importante riconoscimento, alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale, c’erano anche gli amici di Piacenza, accompagnati dal vicario generale della nostra diocesi mons. Lino Ferrari.

Dal Paraguay al Burundi

“Devo molto agli indios, da loro ho imparato tanti valori”. Così dice don Giuseppe Zanardini, originario di Brescia e missionario in Paraguay da 31 anni. Dal 1985 in particolare, don Giuseppe segue la situazione precaria degli indios dell’Amazzonia, la loro sopravvivenza culturale e fisica, i loro diritti calpestati, i quali, l’hanno adottato contraccambiando la sua dedizione. “Sono un popolo disprezzato da tutti - dice don Giuseppe - eppure sono i veri abitanti originari del Paraguay. Da loro ho appreso il valore della solidarietà, l’importanza dello stare insieme e del parlarsi, il rispetto per la natura e per la gran varietà ecologica delle foreste amazzoniche, infine, cerco di fare mia la loro relazione profonda con lo Spirito”.  Don Giuseppe ha ideato ad Asuncion, la capitale, la “Casa Indigena”, per aiutare gli indios nell’accesso a ospedali e uffici amministrativi.
Anche suor Vittoria, missionaria in Burundi da 43 anni, pare adottata dal festoso popolo africano. Le suore burundesi della sua Congregazione la accolgono con danze e canti tipici, la vestono dei loro colori sgargianti. “Con loro ho condiviso tanto - racconta -. La gioia, ma soprattutto la sofferenza delle guerre, che dal 1966 hanno invaso il paese. Il Burundi è la mia patria ormai”.

“Colei che si prende cura”

Un saluto particolare, inviato per l’occasione dal vescovo della diocesi di Brescia mons. Luciano Monari, anticipa il caloroso abbraccio che Francesca Lipeti riceve dalla comunità bresciana. Nata a Piacenza nel 1963 e laureata in medicina con specializzazione in malattie tropicali, Francesca lavora come medico in Kenya dal 1994, a Lengesim, la regione abitata dalla tribù Maasai, nonché una delle sedi della storica missione di Ongata Rongai fondata da mons. Domenico Pozzi. Qui, con un Centro Medico mobile, Francesca ogni settimana raggiunge i villaggi per le consuete visite e vaccinazioni.
Superate le iniziali incomprensioni culturali, dovute anche alla sua figura di donna e medico, Francesca è ora amata dai Maasai, e viene chiamata “Naramatisho”,“Colei che si prende cura”. Entrata in punta di piedi, la dott.sa Lipeti non ha mai parlato delle difficoltà che affliggono Lengesim, fino ad ora. “Mi trovo costretta - dice Francesca - a parlare dell’Africa che ha fame, e che da tre anni non vede una goccia di pioggia. Stiamo vivendo un periodo di grave carestia, gli animali, fonte di sostentamento principale dei Maasai, muoiono perché non c’è più cibo. L’Aids sta dilagando in maniera spaventosa, e i tassi di malnutrizione fra i bambini hanno messo in allarme l’Unicef ”.

La speranza, nonostante tutto

La dott.ssa Lipeti non perde però la speranza. “Penso che lo sviluppo umano passi attraverso la promozione di un sistema economico diverso, ma in primis attraverso la promozione della carità, che per me ha voluto dire vivere insieme a questo popolo - riflette -. Stando con loro ho scoperto la speranza, e la vedo tuttora, negli occhi dei ragazzi che ho visto crescere e lottare per un futuro migliore. Mi mancano molto, e penso a loro come stelle splendenti”. Francesca ha ritirato il premio dedicandolo a queste stelle e alla speranza, ora quanto mai necessaria, visto l’aggravarsi della situazione a Lengesim e delle gravi condizioni di salute di mons. Pozzi.
La richiesta di aiuto, molto sentita in particolare dagli amici del Centro Missionario Diocesano di Piacenza, delle associazioni Fatima Onlus (cui Francesca ha girato la dote del premio) e Amici di Lengesim presenti alla premiazione, non cadrà nel nulla. Oltre al proprio affetto e alla vicinanza, le associazioni si stanno adoperando per far arrivare aiuti al popolo Maasai. Tra le iniziative, il 3 dicembre si terrà al Teatro Municipale di Piacenza un concerto-prova di Riccardo Muti, che dirigerà l’Orchestra Cherubini sulle note della Messa da Requiem di Paisiello. L’incasso sarà devoluto a Francesca Lipeti e al comboniano padre Kizito Sesana, per informazioni: 0523.492251.
Federica Lugani