Piacenza, il verde che c’è e il verde che verrà
La città è sesta in regione con 11 metri quadrati di verde per abitante. “Sotto gli standard”- dicono da Legambiente. Intanto il comitato pro Pertite raccoglie 6mila firme per preservare l’area Galleana, Montecucco, Margherita e altri piccoli polmoni disseminati nei quartieri cittadini: parchi e giardini per correre, giocare e riposarsi all’aria aperta. Una ricchezza a volte sottovalutata soprattutto quando prato e alberi vengono concepiti per lo più come arredo, cioè semplice contorno, funzionale ad una zona riqualificata. Tutto sommato Piacenza “respira”, ma la situazione è migliorabile e i suoi abitanti chiedono più verde da vivere. I sogni chiusi nel cassetto sono diversi: dalla cintura verde intorno alla città, per garantire un “polmone d’ossigeno”, al parco fluviale e alla fruizione della zona dell’ex Pertite che potrebbe diventare un parco, così come altre aree militari nelle mani del Comune. Domanda: si farà? Risposta: vediamo.
I numeri di Legambiente Dall’osservatorio naturalista per eccellenza, Legambiente, queste proposte potrebbero colmare il deficit di alcuni valori dell’ecosistema urbano. Numeri che, secondo gli esperti, avrebbero bisogno di una revisione più ragionata a partire dai metri quadrati di verde pubblico a servizio di ogni singolo cittadino. L’anno scorso Piacenza risultava 26esima in Italia con 11 mq per abitante. In regione è sesta, superata da Ferrara (24mq), Bologna (16,2 mq), Parma (15,8 mq), Modena (12) e Forlì (11,9). L’eccellenza è mantenuta da Como con 40mq/ab. La legge 20 del 2000, a cui fa riferimento il piano strutturale comunale, prevede che i metri quadrati destinati ad ogni abitante siano 16. “All’appello mancano 5 punti il che significa – denuncia Marco Natali di Legambiente – che su 120 - 130mila abitanti c’è una carenza di verde pari a 650mila mq”. I 277mila mq dell’area dell’ex Pertite uniti ai 150 - 200mila della Madonnina, vicino alla tangeziale Sud, potrebbero far riavvicinare la città agli standard qualitativi richiesti, ma non bastano. La presidente del circolo piacentino di Legambiente, Laura Chiappa, batte il chiodo sulla diffusa superficialità della gestione del verde esistente che, per crescere in città, necessita di maggior cura e attenzione. “Davanti al liceo Respighi - dice - sono stati abbattuti alcuni tigli che avevano mezzo secolo di storia. Perchè?”, domanda.
Il verde “allungavita” Non è una novità che agronomi e botanici siano soliti definire l’ambiente urbano ostile al verde, in particolare per quattro ragioni: è trafficato, inquinato, cementificato e densamente popolato. “La presenza di alberature, siepi, boschetti, aiuole e cespugli - sottolinea la presidente - è un fattore di benessere fisico e psicologico e aiuta a migliorare la qualità della vita. Queste zone - conclude - abbassano le temperature in estate, umidificano l’aria e filtrano le polveri fini”. I piacentini di tutte le età apprezzano molto le aree naturali nelle quali si riversano nel tempo libero. Nel complesso, esprimono opinioni positive, meno per i giardini Margherita che restano una nota dolente per incuria, atti vandalici e per mancanza di servizi igienici. Gestiti meglio, secondo gli abitanti, i parchi. Da Montecucco con i suoi 16 ettari di prati tra i quartieri della periferia Sud ovest della città, a quello della Galleana, ribattezzato poi Papa Giovanni Paolo II, a cui si accede da via Manfredi. Estesa circa 150mila mq, nei primi del ‘900 l’area era destinata a deposito delle munizioni e laboratorio di caricamento proiettili (alcuni dei quali sono stati ritrovati di recente) attivi fino alla Seconda Guerra mondiale. Per dare dignità storica alla Galleana è stato realizzato un volumetto firmato da Stefano Soavi, delegato Lipu, da Dario Maramotti di Otp-Gea, l’associazione che promuove escursionismo e ambiente, e da Italo Carella, appassionato di storia e natura del piacentino. “Evitare la cementificazione è una lotta continua”, racconta Carella che in passato, con il gruppo dell’Otp Gea ha contrastato con fermezza il progetto di 8 palazzine che sarebbero dovute sorgere proprio a ridosso del parco della Galleana.
Pertite, un bosco in città Allertato dalla lottizzazione incombente c’è anche il comitato “pro Pertite”. L’area è delimitata da un muro che costeggia via Emilia Pavese dietro al quale c’è una zona militare che potrebbe diventare un parco fruibile a tutti. Almeno questo è il desiderio del comitato che ha già raccolto 6000 firme. “Il gruppo - spiega Pia Romano Cogni, insegnante in pensione - è nato da un progetto degli studenti della scuola media Calvino che è già stato sottoposto all’attenzione dell’assessore Cacciatore con il quale avremo al più presto un altro incontro”. L’idea di dedicare il parco ai 47 piacentini, che 70 anni fa furono vittime di un’esplosione in quella caserma, è stata accolta con favore dal consigliere comunale e presidente Anmil Bruno Galvani. “Il Ministero della Difesa - dice Galvani - dovrebbe donare l’area al Comune a titolo gratuito così da scorporarla da tutte le altre che entreranno inevitabilmente nella partita delle aree militari e che dovranno sottostare alle leggi di mercato. Il comitato - aggiunge - ha ragione a spingere il Comune a dichiarare quest’area non edificabile, operazione che potrebbe essere realizzata inserendola con questa destinazione nel prossimo piano strutturale comunale”.
Qualità e low cost: si può Piccoli passi anche per il progetto del parco fluviale che comprende il tratto finale dell’argine del Po e una parte del Trebbia. Martedì scorso la proprietà del terreno è passata dalla parrocchia di Borgotrebbia al Comune. Quest’atto notarile permetterà di proseguire nella riqualificazione dell’area da anni abbandonata. “Si procede lentamente, ma si procede”, dice l’architetto paesaggista Felicita Forte. “La questione delle risorse per la riqualificazione delle aree verdi e la loro manutenzione è un problema comune, ma - prosegue l’architetto - qualità e bassi costi possono coesistere. Achi non piacerebbe passeggiare nel suggestivo parco francese dell’ex sede della Citröen, ma, per mantenerlo, le amministrazioni d’oltralpe spendono fior fiore di quattrini. Meglio guardare gli esempi «low cost» di Gran Bretagna, Germania e Olanda, Paesi nei quali sono piantati arbusti molto giovani, che richiedono ridotte quantità d’acqua e contribuiscono al recupero di quella piovana”. In Usa e in Canada - spiega poi la Forte - gli orti urbani e i giardini di comunità, sono curati dagli stessi cittadini col pollice verde”. In questo caso anche Piacenza, in collaborazione con Ferrara, sta censendo gli orti urbani. “Non è mai troppo tardi per innescare un circolo virtuoso se si parte dalla conoscenza di certe zone che alcuni abitanti ignorano”, riflette l’architetto. Per essere valorizzato il verde ha anche bisogno di partecipazione: una buona dose di responsabilità da parte di ognuno potrebbe dare risultati insperati.
Sara Vigorita
|