Fondazione, un oggetto misteriosoAlcune considerazioni in libertà sull’istituzione di via Sant’Eufemia, spesso un autentico angelo custode per iniziative senza particolari protezioniRecentemente la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha reso noto il bilancio 2008 che segue il rinnovo dei quadri dirigenti. Un esempio di chiarezza, tuttavia, nonostante la sua popolarità, i piacentini conoscono veramente l’ente di via Sant’Eufemia? qual è realmente la sua carta d’identità? da dove viene? quali le sue finalità? quale il suo ruolo? Abbiamo tentato una rapida indagine, quella che di solito fanno le televisioni avvicinando la gente per la strada e alla fine abbiamo preferito dimenticare le risposte. La Fondazione, per molti, è un vero oggetto misterioso. Eppure chi ha qualche iniziativa da finanziare, dal libro alla mostra o alla corsa campestre, ed è alla ricerca di un finanziatore, subito pensa alla Fondazione o alla Banca di Piacenza. E senza porsi il problema della reale conoscenza del destinatario della propria richiesta. Eppure sono realtà molto diverse: la Banca di Piacenza è a tutti gli effetti una banca privata – e questo dovrebbe essere facile da memorizzare - mentre la Fondazione da alcuni viene ancora collegata alla Cassa di Risparmio oppure viene equiparata agli enti pubblici. In realtà non è né l’uno né l’altro. Alla sua origine vi è la Cassa di Risparmio, questo è vero, ma ormai di questo istituto bancario nella sua struttura non vi è più traccia. E non è neppure un ente pubblico: è una struttura privata pur avendo finalità che riguardano la comunità civile. Una domanda al presidente Marazzi Sull’identità di questa istituzione chiediamo aiuto al presidente dottor Giacomo Marazzi. “La Fondazione ha un ruolo propulsivo a favore della comunità di Piacenza e Vigevano che gli ha dato vita mettendo in atto un rapporto costruttivo e continuativo con le Istituzioni e gli altri soggetti deputati ad agire nel campo politico sociale, economico e culturale”. La sua attività è sostenuta da un patrimonio in gran parte finanziario e quindi non meraviglia che Marazzi, evidentemente uomo concreto, precisi di avere tra i suoi compiti anche quello di “conservare il patrimonio (immobili, partecipazioni e capitale) in termini reali attraverso operazioni finanziarie a basso rischio e massimo rendimento. Ricercando inoltre la massima economicità nella riduzione di costi”. Autoconservarsi, ma anche erogare fondi su un ventaglio di indirizzi molto ampio con settori privilegiati: arte e cultura, assistenza agli anziani, volontariato, filantropia e beneficenza, ecc.. Il tutto – sottolinea Marazzi – nella trasparenza. La Fondazione ha come propri destinatari – continua il Presidente - “le Istituzioni, gli Enti locali, i soggetti del no-profit, i beneficiari delle erogazioni, i fornitori, le università ed i centri di ricerca, tutte le organizzazioni che, in partnership con la Fondazione, operano sul territorio. In sintesi tutti coloro che direttamente o indirettamente vengono coinvolti dalla sua attività, che con il loro consenso ne legittimano la funzione ed ai quali l’Ente sente l’obbligo di distribuire un “dividendo” di fatti e di informazioni. “La Fondazione, infatti, è una struttura che per sua natura non ha “azionisti e proprietari” ma che appartiene alla società civile di Piacenza e Vigevano di cui nella storia è figlia e per la quale agisce. Dobbiamo quindi rendere conto di ciò che si è fatto a favore di chi e con quale risultato. Dobbiamo comunicare come la Fondazione ha svolto la missione che la Legge e lo Statuto le ha assegnato e che la Società Civile riconosce e ritrova nella operatività di tutti i giorni”. Per chi volesse conoscere nei particolare il funzionamento della Fondazione può consultare il corposo volume del bilancio, un bilancio sul quale ci piace fare un’osservazione. Nel 2008 questa istituzione ha erogato circa sette milioni di euro e nelle spese è conteggiato anche il funzionamento dell’auditorium. Una spesa contenuta, eppure indicativa del ruolo dell’istituzione di via Sant’Eufemia. Chi vuol organizzare un incontro, sia pubblico sia più o meno privato, a Piacenza ha di fronte poche scelte obbligate: il Comune ha alcuni spazi, ma non sempre di facile utilizzo ed inoltre chiede il rimborso delle spese; da alcuni anni preziosa è diventata la presenza di Palazzo Galli, ma è fuori dubbio che l’auditorium della Fondazione costituisca una realtà spesso in prima linea. Lo è per la dimensione (poco più di cento posti), per i servizi collegati (ad esempio è dotato di impianto per traduzione simultanea e recentemente le postazioni dei relatori sono state informatizzate) e, non meno importante, per la consulenza degli uffici, dagli inviti all’assistenza durante l’incontro. E si tratta di un servizio gratuito e questo va ad agevolare iniziative che altrimenti, ben difficilmente, vedrebbero la luce. E’ un aspetto, questo, sul quale è il caso di soffermarsi. Come precisa la dott. Tiziana Libè, vicesegretario generale e responsabile della gestione dell’auditorium, l’obiettivo non è tanto quello di favorire proposte finalizzate all’immagine o a ritorni utilitaristici, ma di compiere un servizio per la comunità, in tutte le sue manifestazioni. Questo vale anche per alcune iniziative editoriali o altre proposte culturali. Un esempio: in questi giorni la cripta dell’auditorium ospita una mostra fotografica sull’iconografica piacentina dell’arcangelo Michele. Siamo convinti che la devozione a questo arcangelo (ne abbiamo parlato ampiamente la scorsa settimana) sia importante in quanto si collega alla presenza dei Longobardi e ai loro spostamenti sul territorio. Eppure, senza nulla togliere alla fatica della prof. Valeria Costa a cui va tutta la nostra stima, quale ritorno economico potrebbe avere il suo lavoro in una società che sta aspettando con ansia l’ennesima puntata dell’isola dei famosi? Spostiamoci dall’altra parte della forbice, cioè ai grandi progetti. In tempi in cui il Comune a malapena riesce a garantire il funzionamento dell’istituzione di via San Siro, dove trovare i soldi per acquistare e trasformare l’ex Palazzo Enel di via Santa Franca in sede aggiuntiva? Le speranze, neanche a dirlo, sono tutte riposte nella Fondazione. Lo stesso capita quando ci sono di mezzo restauri d’opere d’arte o altre iniziative che esulano dai compiti istituzionali degli enti a cui noi, nel tempo, abbiamo affidato la gestione della cosa pubblica. Enti dai quali in fondo pretendiamo anche perché, nonostante qualche amministratore lo dimentichi, vivono con i soldi che noi versiamo all’Agenzia delle entrate. Bastano queste considerazioni, né chiare né esaustive, per comprendere, tutto sommato, come sia comprensibile se attorno al concetto di “Fondazione”, sempre nell’immaginario collettivo, le idee siano piuttosto vaghe. Una cosa, però, ci sembra certa: si tratta di una risorsa preziosa per finanziare grandi progetti che altrimenti non vedrebbero la luce, ma anche - e questo ci piace un po’ di più – per permettere a settori della nostra comunità, socialmente e politicamente “deboli”, di potersi esprimere liberamente. Se scorriamo l’elenco degli incontri ospitati all’auditorium vi troveremo iniziative che, per venire alla luce, avevano bisogno di un vero e proprio angelo custode che non si perdesse in calcoli utilitaristici. Eppure sono spesso iniziative che potrebbero rivelarsi importanti per il futuro della nostra città. Fausto Fiorentini
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