Quando anche nel Piacentino si pregava l’arcangelo Michele
Dal 27 settembre al 1° ottobre alla Fondazione una mostra fotografica derivata da una ricerca su questo culto, caro ai Longobardi e documentato a Bobbio, Piacenza e nelle nostre vallate Come stiamo con gli angeli? Nel mondo cattolico la loro popolarità sta diminuendo, mentre acquistano terreno presso moderne sensibilità religiose o sedicenti tali (un mondo di difficile definizione per chi è abituato ad una religione positiva). Eppure vi sono ancora coloro che recitano e fanno recitare la preghiera all’angelo custode. Tra questi il vicario generale mons. Lino Ferrari che, interpellato in merito, ammette che ogni periodo storico ha avuto la propria spiritualità e quella di oggi tende al centro, è cristocentrica, ma ciò non toglie che la Chiesa non continui a consigliare la devozione agli angeli ed in particolare a quelli custodi. D’altra parte il Catechismo cattolico - come riportiamo a parte - non lascia dubbi. Gli angeli hanno piena cittadinanza nel mondo della fede. Questa premessa era necessaria per avvicinarsi ad un’iniziativa promossa, con l’aiuto della Fondazione di Piacenza e Vigevano, dalla prof. Valeria Costa. La Costa è una figura nota della scuola piacentina (fino a ieri ha insegnato lettere al Liceo scientifico Respighi); la si conosceva, però, per i suoi interessi culturali, che vanno dalle discipline umanistiche al dialetto piacentino, ma pochi sapevano che da anni stava conducendo una ricerca sulla devozione all’arcangelo Michele in terra piacentina.
UNA MOSTRA IN FONDAZIONE. Parte di questa ricerca, quella fotografica, sarà oggetto di una mostra che si terrà il 29 e il 30 settembre ed il 1° ottobre nella cripta dell’auditorium della Fondazione con gli orari: 9-12; 15-17.Tra i collaboratori anche il CIF e PrivatAssistenza. Per il momento i visitatori dovranno accontentarsi delle foto (chiese e dipinti), mentre il risultato della ricerca sarà oggetto di una pubblicazione che vedrà la luce a fine anno. In compenso il pubblico potrà avvalersi della descrizione della stessa autrice: una sorta di “incontro con l’autore” che si protrarrà senza interruzioni per tutti i tre giorni. L’ingresso, ovviamente, è libero. Le foto sono di un cultore dell’obiettivo, il prof. Alessandro Manfredi, con l’intervento, per la chiesa cittadina di San Pietro, di esperti della Polizia di Stato di Piacenza. San Michele è infatti il protettore degli agenti di Polizia e per loro, martedì 29 settembre, alle 9.30, in San Pietro, celebrerà la Messa il vescovo mons. Gianni Ambrosio. Perché tanta attenzione alla chiesa di via Carducci? Semplice: ha ereditato archivio e arredi della collegiata di San Michele, chiusa da Scalabrini nel 1893, venduta a privati e demolita. Era situata all’incrocio di via XX Settembre con via Felice Frasi (cedette il posto ad un edificio commerciale).
CHI ERA SAN MICHELE. Tra gli arcangeli la Bibbia ne cita soprattutto tre: Gabriele, Raffaele e Michele. Il primo - commenta con la sua ironia l’amico Ferdinando Arisi citando la Bibbia e la conseguente iconografia - era il “ministro delle comunicazioni” (portò il messaggio di Dio alla Madonna), il secondo era quello della sanità (guarì Tobia) ed il terzo, appunto Michele, era il “ministro della guerra”: intervenne contro Satana, cacciò Adamo ed Eva dal paradiso terrestre ed è rappresentato abitualmente con armatura e spada. Proprio perché arcangelo guerriero - e qui ci colleghiamo alla ricerca della prof. Costa – fu scelto come protettore dai Longobardi che, quando giunsero in Italia nel sesto secolo dopo Cristo, erano ariani, ma presto si convertirono al cattolicesimo. Un altro popolo che aveva una particolare predilezione per il guerriero Michele era quello irlandese e non meraviglia che Colombano, dopo aver attraversato l’Europa, giunto in Italia ai primi del settimo secolo, trovò nei Longobardi dei sostenitori che lo indirizzarono verso Bobbio. Ovviamente anche Colombano, il grande monaco, non poteva non essere sensibile alla devozione micaelica e questo spiega la diffusione che il culto dell’arcangelo con la spada ha nella zona di Bobbio. Da qui parte un vero e proprio itinerario che si diffonde nelle valli piacentine per scendere in pianura e chiudersi nella città di Piacenza con la già citata chiesa di San Michele la cui eredità è ora raccolta da San Pietro. Tra queste tappe vi è Rompeggio, il paese dove la prof. Costa fin dall’infanzia, nella casa di famiglia, trascorre parte dell’estate. Qui è scoccata la prima scintilla che ha fatto nascere il suo interesse per l’arcangelo guerriero e la conseguente ricostruzione della Via Micaelica nel piacentino; fatica che, per la parte grafica, si è avvalsa dell’aiuto dei proff. Massimo Montani e Vittorio Schiavi, topografi dell’istituto per geometri Tramello. La Via Micaelica è parte integrante della Via Sacra dei Longobardi, itinerario che percorreva longitudinalmente l’Italia per trovare un punto di forza nelle Puglie da dove si partiva per la Terra Santa. A questo punto sarà il caso di ricordare qualche data: i Longobardi sono in Italia dal 568 al 774, anno in cui vengono sconfitti dai Franchi che, con Carlo Martello, nel 732, avevano salvato a Poitiers l’Europa dall’invasione degli Arabi. L’autore della disfatta dei Longobardi è Carlo Magno che, la notte di Natale dell’anno 800, viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Ed inizia una nuova epoca che – per quanto ci riguarda – è indicata anche dalla via dei pellegrinaggi che, dal centro Europa, scende in Italia (passando a Piacenza), verso Roma e poi la Palestina. E’ la “Via Francigena” e questo è noto. Un po’ meno noto è che la “Francigena” utilizza, in linea di massima, il percorso della precedente “Via Sacra dei Longobardi” che aveva un santo protettore di tutto riguardo, appunto l’arcangelo Michele, al punto da far parlare di “Via Micaelica” con molte chiese (in Italia e a Piacenza, per la verità, meno che in altre parti dell’Europa) dedicate al “ministro della guerra” di Dio. Bastano queste note, molto approssimative, per comprendere l’importanza della ricerca della prof. Valeria Costa che, dopo la mostra fotografica, attendiamo, su questo tema, alla prova della pubblicazione.
Fausto Fiorentini
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