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I sentimenti «insistenti»

Amarsi27
A volte ci sono dei sentimenti che in noi sembrano aver messo le tende. Anche se nella nostra giornata ci troviamo a fare mille cose, a provare una variegata gamma di emozioni, appena ci fermiamo è come se quei sentimenti fossero sempre stati lì, come quelle applicazioni che continuano a lavorare in background anche quando stai usando il cellulare per fare altro.
Sappiamo che le emozioni per loro natura durano poco; i sentimenti, che derivano da una nostra rielaborazione dell'emozione provata, possono durare un po' di più. Ma ti è mai capitato di sperimentare per giorni la presenza costante di un determinato sentimento?
Quando siamo innamorati passeremmo tutto il giorno a fantasticare sulla persona amata. Sentiamo una gioia di fondo che non ci abbandona neanche quando abbiamo la mente impegnata in altro. È una sensazione piacevole e non ce ne lamentiamo.
Ma se invece dell'amore ci ritrovassimo alla porta del cuore, con tanto di valigie per rimanere, un sentimento di paura o un senso di colpa?

Quando un sentimento non vuole smettere di parlarci

L'abitudine a scandagliare la nostra interiorità è utile. Più siamo pronti nel guardare in faccia i sentimenti appena si affacciano alla nostra coscienza, e più sarà facile capire che cosa ci vogliono segnalare. Quando al sorgere di un'emozione io mi fermo subito ad ascoltarla e ad interrogarla, è probabile che riesca a riconoscere da dove essa venga e cosa io debba fare per riportare equilibrio in quelli che sono i miei bisogni.
Quando invece mi abituo a ignorare i movimenti che mi attraversano, è facile che un'emozione rimasta inascoltata nel tempo, pianti le tende in attesa che io le dia attenzione e mi muova concretamente per soddisfare le necessità di cui essa è portavoce.
Il sentimento della colpa, per esempio, è tanto spiacevole quanto diffuso.
Pur essendo oggettivamente faticoso da provare non è necessariamente nocivo: la colpa è utile alla crescita della persona. Infatti può accrescere il suo senso di responsabilità e la può aiutare a capire che ha commesso un errore o che qualcosa nella sua vita non va come dovrebbe.
Il sentirci in colpa ci spinge spesso a muoverci per riparare al danno commesso, a chiedere scusa alla persona danneggiata al fine di ristabilire un equilibrio.
Quando però i frutti del sentimento di colpa che proviamo non sono questi e ci accorgiamo che, pur avendo fatto tutto quello che dovevamo, il senso di colpa è ancora lì a vessarci, può essere utile fermarci ancora e guardarlo con più attenzione. Probabilmente ha ancora qualcosa da dirci.

È tempo di perdonarsi

Negli anni 70 gli studiosi Ekman e Friesen, osservando la comunicazione in una tribù isolata della Papua Nuova Guinea, scoprirono che le espressioni emotive di base sono universali, uguali per tutti gli uomini, e sono riconducibili a sette emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, disprezzo, stupore.
La colpa non è tra queste, tuttavia essa è strettamente legata alla rabbia. La rabbia si sviluppa quando qualcuno interferisce con ciò che vogliamo fare o quando si rimane delusi da qualcuno a cui si tiene particolarmente. Quando quel qualcuno siamo noi, ecco che la rabbia si trasforma in colpa.
Rabbia e colpa possono essere considerate due facce di una stessa medaglia: la rabbia è un'emozione che noi rivolgiamo verso l'esterno, verso gli altri. La colpa è rabbia rivolta verso noi stessi.
Se dopo aver commesso un errore e aver chiesto perdono cercando di riparare noi sentiamo che la colpa continua ad interpellarci, significa che il nostro lavoro su di noi probabilmente non è ancora finito.
L'amare se stessi è come una palestra sempre aperta in cui c'è un attrezzo che a volte rischia di rimanere inutilizzato: il perdono di sé. Spesso anche quando gli altri ci hanno già perdonato tutto, e in ginocchio nel confessionale abbiamo già ricevuto in abbondanza la misericordia di Dio, c'è un ultimo accusatore che non è disposto a lasciar cadere la sua pietra. Senza tregua continua ad accanirsi ogni giorno contro chi, suo malgrado, non ha il potere di cambiare ciò che ormai appartiene al passato.
Il sentimento di colpa che continuiamo a provare forse è lì a ricordarci che è tempo di iniziare a perdonarci.

27 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 1° ottobre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 24 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

23. Osservare i sentimenti

24. "Io mi arrabbio perché io..." 

25. Le nostre "spie" interiori

26. Comunicare i sentimenti

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