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Coldiretti a San Giuseppe Operaio per dire «stop cibo anonimo»

Donazioni per il rifacimento dell’oratorio. Nel frattempo in Italia diventa legge l’obbligo di indicare l’origine su tutti gli alimenti

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Durante la mattinata di domenica 10 febbraio il movimento giovanile di Coldiretti, Coldiretti Giovani Impresa, si ritroverà sul piazzale della parrocchia di San Giuseppe Operaio a Piacenza (via Martiri della Resistenza) per la raccolta firme “Stop cibo anonimo”.
Saranno presenti il delegato provinciale Davide Minardi e il segretario Valerio Galli.

La petizione per l’etichettatura “Eat Original! Unmask your food” è rivolta all’Unione Europea e finalizzata alla salvaguardia della salute dei cittadini consumatori, al loro diritto alla trasparenza e alla prevenzione delle frodi alimentari.
Per ogni firma raccolta, Coldiretti Giovani Impresa farà una piccola donazione per sostenere il rifacimento dell’oratorio parrocchiale.

Nel frattempo in Italia diventa legge l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per valorizzare la produzione agroalimentare nazionale e consentire scelte di acquisto consapevoli ai consumatori contro gli inganni dei prodotti stranieri spacciati per Made in Italy. Ad annunciarlo è stata proprio Coldiretti dopo il voto di fiducia alla Camera sul Dl Semplificazioni che contiene la norma che impone l'indicazione della provenienza.
“È una nostra grande vittoria con l’Italia che si pone oggi all’avanguardia in Europa nelle politiche per la trasparenza dell’informazione ai consumatori” commenta il presidente provinciale Marco Crotti.
La norma - sottolinea la Coldiretti - consente di estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di provenienza geografica ponendo fine ad un lungo e faticoso contenzioso aperto con l’Unione Europea oltre 15 anni fa.
In particolare – precisa la Coldiretti - si affida a disposizioni nazionali l’attuazione dell’obbligo che, sulla base del Regolamento quadro sull’etichettatura n. 1169 del 2011, tiene conto della necessità di assicurare la tutela della salute pubblica e dei consumatori, di prevenire frodi e di consentire il corretto svolgimento delle attività d’impresa sulla base di una corretta concorrenza. Sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto delle norme che vanno da 2mila a 16mila euro, salvo che il fatto costituisca reato.
L’obiettivo - spiega la Coldiretti – è dare la possibilità di conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fin ad ora nascosta ai consumatori, ma anche difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro.

Pubblicato l'8 febbraio 2019

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