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Magatti: davvero il Covid ci renderà migliori?

Mauro Magatti

Il corso di alta formazione Cives voluto dall’Università Cattolica e dalla diocesi, anche quest’anno è partito, a dimostrazione che nulla può fermare il desiderio di conoscenza e di scambio culturale. Ospite della prolusione a metà ottobre il prof. Magatti, docente di sociologia all’Università Cattolica di Milano, che con una videoconferenza a distanza ha tenuto la lezione ad una piccola platea di presenti presso l’aula Piana dell’Ateneo ed ad una molteplice community di studenti collegati via web. Il titolo del corso 2020-2021 è “Cambia-menti”, ad indicare la necessità di allargare gli orizzonti per giungere ad nuovo modello di sviluppo.

Verso quale società stiamo andando?
“Le pandemie – ha spiegato - le abbiamo studiate sino ad ora solo sui libri di storia - inizia il docente - ma quella che stiamo vivendo nel giro di pochissimi mesi, quale effetto della globalizzazione, ha raggiunto in contemporanea l’intero pianeta. Per quanto la nostra società sia dotata di strumenti fantastici, la realtà continua a sfuggirci e non riusciamo a controllare ciò che sta succedendo anche se viviamo con la pretesa di essere invincibili. Il Covid ha determinato e determinerà gravi difficoltà economiche e non sappiamo le conseguenze sociali e politiche che tutto questo porterà. Dovremo impegnarci in questi mesi per rendere vitale questo passaggio, perché possa scaturire qualcosa di davvero migliore”.

“È necessario essere consapevoli che questa crisi può portare ad un mondo anche peggiore di quello in cui siamo stati abituati sino ad ora a vivere - sostiene Magatti - ma è necessario coltivare la speranza che possiamo davvero uscirne migliori. Il trauma può annichilire ma è necessario riemergere con una intensità maggiore e riscoprire quello che prima era impossibile da vedere”.

Qualcosa deve cambiare nel sistema economico
Dopo l’11 settembre e la crisi finanziaria del 2008 ci siamo resi conto di come il mondo che abbiamo costruito sia straordinariamente potente ma capace di sottoporre il pianeta ad una serie di shock molto violenti - conferma il Professore - e mette in discussione i passi avanti compiuti. Oggi il problema non è solo combattere il virus ma quello di renderci conto che il sistema ha gravi e pesanti contraddizioni e fragilità. Non è sufficiente lavorare per la ripresa economica, ma capire come utilizzare questo periodo per lavorare ad una trasformazione”.


Forti ma fragili
“Esistono due driver fondamentali che ci potranno a aiutare ed un primo passo è quello della sostenibilità e della digitalizzazione - continua Magatti - ingredienti che non bastano però da soli a capire la direzione che dovremo prendere. Nel corso degli anni il nostro modello di sviluppo ha prodotto una quota importante di popolazione con un senso d’insicurezza, dovuto sia alla precarietà lavorativa che a quella culturale ed è in questo folto bacino che hanno pescato le ideologie populiste, facendo leva sulle insicurezze e sulle paure. Per questo sono necessarie politiche d’inclusione sociale, evitando una concentrazione del livello economico e di potere. Il modello di capitalismo moderno è accettabile solo se parallelamente investiamo sul capitale sociale e sulle relazioni. Stiamo vivendo il paradosso della società potente che produce fragilità, fisica, lavorativa, relazionale, educativa e formativa, abbiamo la presunzione di diventare sempre più potenti ma troppo spesso chi nasce fragile muore fragile”.

Serve più Europa
“È necessario ridefinire i confini riconoscendo però un legame, una comunanza - sostiene il relatore -, penso ad esempio al concetto di Europa in cui le singole identità nazionali con caratteristiche storiche e culturali così differenti non possono essere cancellate, ma il forte rapporto che ci lega deve essere incrementato. Se poi estendiamo il concetto a livello planetario ci rendiamo conto di quanto il rischio dei nazionalismi potrebbe generare forti contrapposizioni non solo a livello economico. Dalla caduta del muro di Berlino sono cadute anche le grandi utopie, indebolendo di conseguenza le ideologie politiche e rafforzando l’individualismo”.

 

Servono nuove visioni
“È necessario imparare a coltivare la propensione verso il nuovo - conclude Magatti -, alimentare la tensione verso il futuro, c’è un enorme bisogno di avere nuove visioni per far tornare la speranza che è la certezza che ciò che siamo facendo abbia un significato, sia che ci conduca al successo oppure no, la speranza è una dimensione dell’anima, un orientamento dello spirito e del cuore al di là dei suoi orizzonti”.

Stefania Micheli

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Pubblicato il 21 ottobre 2020

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