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«Lasciatelo andare, è un poveretto!»

Gli ultimi istanti della vita di suor Leonella

tortalla

Padre Giovanni Tortalla, prete di di Fossano, da parecchi anni in missione in Kenya, ha conosciuto suor Leonella Sgorbati a Meru, nel Paese africano, dove la religiosa piacentina operava prima di essere trasferita in Somalia.

A Mogadiscio la Congregazione delle Suore Missionarie della Consolata è giunta su invito della Santa Sede come espressione della presenza della Chiesa. Di fatto, quella piccola comunità era l’unica presenza cristiana in quel territorio.
Suor Leonella, che aveva fondato e guidava la scuola per infermieri dell’ospedale SOS Kinderhof International, sentiva il peso della tensione segnato da un forte estremismo. “C’è una pallottola che porta scritto il mio nome” – aveva confidato alle sue consorelle.
Il 17 settembre 2006 alle 12.30, mentre rientrava dall’ospedale al convento, è stata ripetutamente colpita da una raffica di proiettili. L’arma della sua guardia del corpo si è inceppata e anch’egli è stato ucciso.
L’assassino è subito fuggito, la gente voleva inseguirlo ma suor Leonella è riuscita a bloccare tutti: “Lasciatelo andare, è un poveretto!”. Poi il crollo e le ultime parole sussurrate con un fil di voce a suor Gianna Irene Peano: “Perdono, perdono, perdono”.

Le sue parole esprimono a 12 anni di distanza da quei giorni, in occasione della sua beatificazione il 26 maggio a Piacenza, l’invito a lasciar trionfare in noi l’amore di Dio. Suor Leonella racconta nei suoi diari – spiega padre Tortalla – di aver avuto anch’essa grande difficoltà a perdonare una persona: “Ci sono riuscita solo grazie all’aiuto di Maria!”.
Davvero come ha più volte sottolineato papa Francesco: “La Chiesa la portano avanti i santi”. Sono loro che si incoraggiano a non avere paura di vivere il vangelo. È la via della felicità e della libertà.

Pubblicato il 24 maggio 2018

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