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L’ad-vocatus
infallibile

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre
ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre,
lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede
e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più;
voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.
Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

La nostra vita e la Parola
indexL’altro Paraclito. “Il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”: questa è la promessa di Gesù. Soffermiamoci sul termine “Paraclito” che non è una parola di uso comune nella nostra lingua e che in passato è stato reso con “Consolatore”, a partire da una etimologia sbagliata. Letteralmente significa infatti “chiamato presso qualcuno”, in latino ad-vocatus. In effetti Gesù parla dello Spirito come di colui che rimane con i discepoli per sempre nelle sfide che dovranno affrontare.
Nella giurisprudenza giudaica, quando qualcuno veniva chiamato in un processo doveva rispondere in prima persona alle accuse; se però poteva permetterselo, gli era data facoltà di chiamare accanto a sé un ad-vocatus affinché, nelle fasi del dibattimento, gli suggerisse come controbattere. La vita quotidiana continuamente ci chiama, come in un processo, a dare risposte, a fare scelte, ad assumere atteggiamenti: lo Spirito di verità ha proprio il compito di stare accanto a noi per consigliarci e suggerirci come rispondere a ciò che ci accade.
Lo Spirito di verità. È significativo che questo Paraclito venga definito da Gesù lo Spirito della verità. Esso si oppone chiaramente alla menzogna. Non è così immediato e semplice distinguere la verità dalla menzogna, soprattutto quando non si tratta di una verità astratta, ma ci sono in gioco scelte concrete da compiere, strade da intraprendere o da abbandonare. È nel rapporto con Cristo, con la sua parola che è resa presente dal Paraclito, che possiamo distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che porta alla vita e ciò che conduce alla morte. Il mondo, che è dominato dal “principe di questo mondo” (Gv 12,31), ha criteri diversi, ha una sua verità che è il frutto del rifiuto della rivelazione di Dio nel suo Figlio.
Verrò da voi. “Non vi lascerò orfani”: la condizione dell’orfano è stata descritta molto bene da G. Pascoli nella poesia “I due orfani”: “or nulla ci conforta nella notte e siamo soli nella notte oscura”. La solitudine genera l’incertezza, “sarà forse un tarlo... sarà forse un cane... sarà forse il vento...”: con i “forse” non si può vivere, l’incertezza infatti genera la paura.

L’orfano è colui che ha visto reciso il legame con coloro che hanno dato origine alla sua vita. Quel legame, si dice, non viene spezzato, ma rimane solo come un ricordo, come una esperienza che mi ispira ancora, ma è relegata nel passato. La vita cristiana non è un passato da riportare alla memoria, ma la presenza viva di Cristo che è a noi contemporaneo, addirittura vivo in noi: “io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”.
Don Andrea Campisi

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